Le imprese meridionali offrono soluzioni occupazionali sempre più scarse, anche se il fenomeno non investe così violentemente la manodopera migrante. Il dato arriva da un rapporto redatto dall’istituto di ricerca “Excelsior” per conto di UnionCamere e Ministero del Lavoro. Al sud e nelle isole, infatti, in appena due anni, si è passati da una previsione di nuovi posti di lavoro, soprattutto in ambito industriale e nel vasto campo dei servizi, di 303.770 per il 2008, ad una molto più bassa, non superiore a 224.290 per l’anno in corso. Il dato, cioè, ha intrapreso una parabola in costante discesa, passando, inoltre, per le 234.950 assunzioni programmate del 2009.
Le provincie siciliane, con l’eccezione di quella siracusana, occupano gli ultimi gradini della classifica definita dai ricercatori di “Excelsior”. Il trend assolutamente negativo, però, investe solo in parte i lavoratori migranti, richiesti anche dalle imprese meridionali. Si prevede che nel corso del 2010, il 16,3% delle aziende del sud e delle isole ricorreranno all’assunzione di manodopera migrante. La richiesta maggiore perviene da entità economiche con almeno 50 dipendenti. Stando al rapporto, in ogni caso, questi lavoratori interessano soprattutto allo scopo di coprire posizioni professionali di basso profilo o comunque connesse alla condizione operaia.
Il settore che più degli altri richiede dipendenti stranieri è quello edile, caratterizzato da una crescita totale della domanda per l’anno in corso del 40%. L’incidenza dell’occupazione migrante a livello nazionale, stando alla ricerca, dovrebbe raggiungere nel 2010 il 23% dell’intero spettro dei nuovi posti di lavoro offerti, affiancata da una contrazione di quella italiana dello 0,3%.
