Rosario Cauchi

Manuel Grimaldi, attuale amministratore delegato di “Grimaldi di Navigazione”, tra i principali gruppi italiani del settore del trasporto marittimo, entra nel dibattito sulle sorti di Tirrenia.

 

“Io credo che l’unica vera strada – spiega – sia quella di un’interpretazione molto netta del ruolo del commissario, che è un liquidatore, e di conseguenza tocca a lui portare avanti un piano che garantisca a marittimi ed amministrativi in esubero un giusto paracadute e consenta agli altri di ricollocarsi presso armatori privati”.

 

Per Tirrenia e per la controllata Siremar, stando alle parole dell’ad del gruppo Grimaldi, si dovrebbe aprire una fase rivolta “alla liquidazione societaria e alla definitiva vendita dei singoli pezzi”.

 

Il vero problema delle due società, stando alla sua ricostruzione, si identifica negli eccessivi costi di gestione.

“Tanti operatori che stanno sul mercato hanno affrontato la crisi come si doveva fare, Tirrenia, invece, non è mai intervenuta per ridurre il suo debito, vendendo ad esempio i suoi palazzi o tagliando qualche stipendio”.

 

Secondo Grimaldi, infatti, “va studiato un paracadute ragionevole per le maestranze ma, in parallelo, va fatto un grande sforzo per ridurre tutte le attività in perdita, io non credo che ci saranno problemi a ricollocare i marittimi, certo, potrà essere un percorso lungo, ma è l’unico possibile, non penso che uno stato come il nostro debba ambire anche a fare l’armatore”.

 

La definitiva archiviazione dell’esperienza Tirrenia, stando alla sua disamina, “sarebbe la diretta conseguenza di una gestione che continua a peggiorare i conti senza riuscire, pur in presenza di lauti finanziamenti statali, a raggiungere risultati soddisfacenti”.

 

Lo stesso amministratore delegato, inoltre, esclude al momento la sussistenza di una cordata italiana pronta a rilevare il gruppo.

Appare più possibilista, invece, circa un interessamento del gruppo “Grimaldi” all’eventuale acquisto di qualche pezzo pregiato della flotta Tirrenia-Siremar.