Salvatore D'Anna

Cisl e Uil siciliane sono preoccupate per il futuro di Termini Imerese (Palermo) e sono pronte, ”con spirito positivo”, a mettere sul piatto per il rilancio del sito produttivo ”deroghe e flessibilita’ anche piu’ significative di quelle gia’ decise per Pomigliano”. L’obiettivo, scrivono i segretari generali delle due associazioni sindacali in una lettera partita oggi da Palermo alla volta di Palazzo Chigi e Palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione siciliana, e’ ”contribuire all’attrazione di investimenti industrialmente e socialmente significativi”. Ma punto di partenza di una nuova operazione-Termini, per Cisl e Uil deve essere lo stop, sul fronte politico e istituzionale locale, a ”uscite improvvisate e prive di respiro strategico”. Il governo della Regione, incalza il sindacato, dovrebbe piuttosto ”occuparsi con maggiore vigore e con il consenso e il sostegno di tutte le organizzazioni sindacali e associazioni imprenditoriali”, di far pressioni sull’esecutivo nazionale. Affinche’, precisano Maurizio Bernava e Claudio Barone, ”entro e non oltre il 15 settembre ci sia l’individuazione della proposta o delle proposte industriali per Termini”. L’idea dei due sindacati e’ che governo nazionale e Fiat vadano indotti a ”definire, entro il 2010, le linee-guida del contratto di sviluppo” con gli imprenditori interessati. ”Contemporaneamente – spiegano i sindacati – il governo nazionale dovra’ indicare le somme che, accanto a quelle stanziate dalla Regione, dovranno essere a disposizione dei piani di ammodernamento infrastrutturale e per le incentivazioni al progetto industriale e all’occupazione”. Rivolti a Berlusconi, Cisl e Uil invitano l’esecutivo nazionale "a riflettere perche’ quella termitana puo’ diventare la prima vera grande operazione di riconversione produttiva che puo’ qualificare una nuova politica industriale per il Mezzogiorno. In Sicilia invece – concludono – il governatore convochi un tavolo di crisi permanente”.