Alessandro Bisconti

(Enzo Coniglio) Ci sono con tutta franchezza due cose che non mi vanno giù in questa storia della crisi finanziaria mondiale.
La prima: che si vuole fare apparire Barack Obama come il responsabile del gravissimo debito incontrollato che attanaglia gli Stati Uniti quando sono stati soprattutto i Repubbicani ad averlo alimentato, come ho cercato di dimostrare nel mio articolo del 7 agosto: “Chi ha prodotto il debito pubblico americano che minaccia il futuro del mondo?”.

La seconda cosa, ancora più indisponente è che si continua a ripetere che “dobbiamo rispondere alle sfide del mercato” invece di affermare una verità lapalissiana che è la seguente: “dobbiamo correggere le gravissime distorsioni del mercato collocandolo nella sua giusta posizione: uno strumento di produzione e di distribuzione a servizio delle comunità umane”.

Sia chiaro una volta per tutte: il PRIMUM non è il mercato ma la persona umana singola ed associata. Non possiamo assolutamente accettare di trasformare un mezzo in fine! Il mercato è uno strumento dell’uomo e non viceversa. Non ci sto affatto e, spero, voi con me.

 

Affermavo questi concetti in un tempo non sospetto, in un articolo del 15 gennaio 2009 pubblicato su Sicilia Informazioni, dal titolo: “Globalizzazione o Glocalizzazione? La società contemporanea tra il locale e il globale” . In esso scrivevo testualmente: “la globalizzazione non ha un fondamento scientifico. Il libero mercato non può essere considerato il suo fondamento perché il mercato è una funzione della persona umana: produzione e distribuzione…. Diverso il discorso sulla GLOCALIZZAZIONE…. [Essa] ritiene che il fondamento della società in ogni epoca è stata ed è la comunità locale formata dall’individuo, dalla coppia, dalla coppia+figli, dalla famiglia allargata, dal villaggio, dalla città, dalla Regione, dal Paese, dallo Stato…. In una parola, dalla interazione degli individui organizzati in gruppi sempre più allargati presenti su un territorio”.

 

Ciò che ha snaturato il mercato è il valore assoluto dato al CAPITALE e al profitto speculativo come valore supremo, superiore allo stesso Stato e allo stesso Dio dei nostri Padri.

Ho riletto in questi giorni, come faccio sempre nei momenti di crisi, i primi versi del Vangelo di Giovanni che considero un autentico capolavoro sincretico di culture: “ In Principio era il Logos – pensiero – parola – progetto; e il Logos era presso Dio e il Logos era Dio”.

 

Ripensando i fatti di questi giorni e la filosofia che li sottende, ho la netta sensazione che questi versetti siano stati riscritti nel modo seguente: “In Principio era il Mercato; e il Mercato era presso il Dio-Capitale; e il Mercato era il Dio-Capitale”. Naturalmente tale cambiamento assolutamente logico e ontologico, ci obbliga a modificare qualche “verità correlata”. Così non diremo più: “E Gesù è il Figlio di Dio” ma “Standard & Poor’s è il figlio e il Garante del Dio – Capitale”.

 

E ancora qualche altro cambiamento: “Ma questo Gesù non è il figlio di Giuseppe il falegname?” diventa: “Ma questo ‘Standard & Poor’s non è lo stesso che ha concesso la triple A – AAA – alla Lehman & Brothers fino a poche ore prima del fallimento creando un danno enorme alla società di milioni di fedeli capitalisti ignari e creduloni? Non ha riservato lo stesso trattamento alla Enron? Non è la società che pretende di essere supra partes e poi ha interessi concreti ben quantificabili nel suo esercizio e che, in alcuni casi c’è il rischio manifesto che si configuri un possibile conflitto di interessi? Chi controlla Standard & Poor’s che ha un potere così sterminato? E’ possibile che se un medico americano sbaglia paga in maniera esemplare il suo errore grazie alla legge della “Lawsuit” e un errore disastroso come quello compiuto da Standard & Poor’s per milioni di persone, resti impunito? Francamente, devo ammetterlo non capisco nè il nuovo DIO-CAPITALE, nè il suo’Figlio prediletto’ in cui molti si sono compiaciuti per aver punito il vecchio e decrepito Dio-Stato, gli USA.

 

Devo ammettere che non mi convertirò mai a questa sorta di religione che mi appare una autentica barbarie e forse non lo è per molti. Nel Cristianesimo abbiamo almeno lo Spirito Santo che alla fine, dopo che il sacrificio cruento si è consumato, trasforma dei discepoli ignoranti in Sapienti; invita allapenitenza; inculca il buon senso e la Sapienza, parola di un Dio buono che ama fino alla morte. Nella nuova religione abbiamo il Dio – carnefice che divora i suoi figli attraverso un lento e continuo rito sacrificale: una specie di Giocasta dei tempi moderni!

 

E in questo quadro tanto reale quanto terribilmene macabro e surreale, mi vengono in mente le parole di Socrate che accetta la condanna a morte per non tradire i suoi princìpi e dice ai suoi discepoli che lo invitano a sfuggire agli artigli dei nuoi filosofi-sofisti-omicidi: “Io vado a morire, voi a vivere. Quale sia il destino migliore non è noto a nessuno tranne che agli Dei!”.