Salvatore Parlagreco

Il Banco di Sicilia non è, per i siciliani, solo un istituto di credito, ma il simbolo di un’epoca. Un tuffo nel passato. Provoca reazioni disparate, suscita rimpianto, amarezza, rivalsa. Fa salire in superficie rancori e nostalgie, sentimenti che non hanno nulla a che vedere con il Banco di Sicilia, eppure prepotentemente legati ad esso.
Telefonate, commenti, sfoghi: gli articoli dedicati al Banco hanno provocato tutto questo. Sorprendente. C’è chi ci rimprovera di nutrire nostalgie per il Banco, così com’era, e ci invita a ricordare presunte collusioni, strategie che avrebbero favorito le imprese politicamente forti, con grave danno per la Sicilia. Fonte d’inquinamento del mercato, causa di povertà. Ritardi nella nascita di un’imprenditoria  diligente, impegnata, che scommette sul lavoro e sul prodotto piuttosto che sui prestiti facili, i contributi, i finanziamenti.
Perché dedicate tanto spazio, ci chiedono, al Banco di Sicilia? Non lo merita, non ha avvantaggiato l’Isola. Meglio il nuovo corso, meglio che scompaia.
 C’è chi critica il modello di Unicredit, probabilmente dall’interno. Non lamenta la fine del Banco di Sicilia, ma non condivide le strategie di Unicredit. Anche quelle che, sulla carta, potrebbero essere giudicate corrette. Un esempio? La diffusa pratica dello scambio padre/figlio consente – unica al mondo – di ottenere quello che incentivi economici e altre forme di pressione o incentivazione non hanno mai ottenuto. Un padre o una madre lasciano facilmente il proprio posto di lavoro sapendo che così daranno al proprio figlio un posto quanto meno sicuro ed  un avvenire. Un reddito comunque, neanche compensativo di un’uscita anticipata dal mondo del lavoro.
Non è certo una pratica moralmente corretta perché va contro il principio della professionalità, della validità di un pubblico concorso e quant’altro. Ma siamo sicuri che sia il peggio nelle condizioni date?
Togliendo di mezzo questa pratica “immorale”, che cosa resta?  Il trasferimento di una intera filiera all’estero con una riduzione dell’occupazione in Sicilia perché la banca spende di meno affidandosi ai cechi, ai rumeni eccetera? Assunzioni probabilmente influenzate dalla politica, dagli investitori e dalle fondazioni che hanno un peso consistente?
Queste le perplessità che vengono dall’interno del Bds.
Ma è il modello banca Unicredit l’oggetto delle riflessioni. Il Bds avrebbe rinunciato alla sua identità e,a causa di ciò, pagato per le strategie di Unicredit. E’ proprio così? Bds era vicino al cliente, spiegano i nostalgici, teneva conto della ciclicità dell’impresa, per esempio. Che significa? Il commerciante, l’agricoltore, l’imprenditore, nel corso dell’anno, vive stagioni di “dimagrimento” ed altri di ristoro della redditività. La banca deve assisterlo costantemente, e non aprire l’ombrello nei giorni di sole, e chiuderlo quando piove. Gli sconfinamenti, seppure forti, ad una clientela affidabile, dovrebbero costituire la routine. Il caso della Camiceria Castello di Palermo, finito in Piazza Cordusio a Milano, è l’episodio più eclatante di questa assenza di duttilità.  La Camiceria usciva fuori dai parametri ed è stata messa, virtualmente, sul lastrico, o quasi.
Altro esempio. Se il cliente è un commerciante o un imprenditore e chiede una scopertura, subisce lunghe attese e laboriose trattative. In molti casi gli viene richiesto l’acquisto di un prodotto per ottenere un mutuo. Insomma, ti chiedono di finanziare te stesso. Questo va bene al nord perché si “spuntano” vantaggi fiscali: i prodotti a bassa tassazione possono consentire una detrazione fiscale interessante. Nel Sud ed in Sicilia non è così. La “pratica” si trasforma in un nodo scorsoio.
Non è tutto. Se il cliente di una filiale stacca un assegno presso il suo sportello, e l’assegno è inferiore a 1500 euro, nonostante si tratti del suo conto corrente, paga tre euro. Perché viene “tassato” il cliente sul suo conto corrente? Per fare cassa, ma non solo: si vuole convogliare il cliente sulle operazioni indirette, come il bancomat e internet che sono gratuiti. Giusto, ma quanti clienti oggi sono in grado di utilizzare correttamente i due servizi?
I vecchi clienti sono penalizzati.
Unicredit ha perduto il concetto moltiplicatore del credito. Bds faceva tesoreria e così avvicinava una miriade di clienti (fornitori, impiegati ecc). La tesoreria non propone guadagni in quanto tale, ma allarga la clientela. La tesoreria in perdita è stata cancellata. Per questa ragione, per esempio, Unicredit ha lasciato l’agenzia di Palazzo dei Normanni, sede dell’Ars, o il comune di Gela.
Criteri rigidi, dunque.
E’ capitato che lo scostamento di qualche centinaio di euro fosse oggetto di una telefonata con la richiesta immediata di rientro. O che una complicata operazione bancaria di ingente entità, a causa dei tempi differenti di alcune operazioni sulle altre, si fermasse a causa di un corto circuito. Il programma informatico rigido, invece che il rapporto personale, l’intervento “umano”.
La fine di Bds, dunque, è la fine del rapporto con la clientela e della duttilità che dovrebbe essere “regalata” da una banca che voglia assistere il suo cliente. Il bancario come il medico, dunque. O il promotore dell’home banking.
Pare che tutto questo sia stato “avvistato” anche al vertice di Unicredit e che abbia a che vedere con il futuro del Bds. Non certo per resuscitarlo, ma perché si possa recuperare magari quel che di buono può essere salvato.
 
(continua)