(gg) L’Unità d’Italia va festeggiata, ma con qualche riserva. Questo il sentimento che prevale tra i lettori di SiciliaInformazioni e ItaliaInformazioni, che hanno partecipato al sondaggio lanciato poco meno di un mese fa. Alla domanda se, durante la festa del 17 marzo in cui si celebrano i 150 anni dell’Unità nazionale, s’indosserà la coccarda tricolore, il 64% dei lettori ha risposto sì, con 146 voti , mentre il restante 36%, con 85 voti, non vuol proprio sentirne parlare.
Nonostante la maggioranza si sia espressa a favore del tricolore, come già accaduto in altre occasioni sui nostri quotidiani, non sono mancati i commenti critici nei confronti della festa nazionale, che hanno dato vita ad un acceso dibattito tra indipendentisti siciliani, neoborbonci e fedeli nazionalisti. “La mia bandiera è quella borbonica del Regno delle Due Sicilie. L’italia non esiste, non è mai esistita, il sud è una colonia da 150 anni”, scrive un nostalgico commentatore (che di certo ha vissuto al tempo dei borboni…), mentre un altro sbotta: “Cosa ci sarebbe da festeggiare? La verità è che l’Unità è stata, ed è ancora oggi, solo fittizia. Ci sono 2 o forse 3 Italie, dove tutto il Sud e la Sicilia in particolare è colata sempre più a picco grazie alla politica becera e faziosa”.
C’è poi chi, come l’ex deputato regionale di An, Guido Virzì, vive con trasporto il sentimento nazionale: “Noi siamo di passaggio,la Nazione resta, – ha scritto in un commento – tutto ciò che è stato scritto nella storia letteraria nostra, dalle Alpi a Capo Lilibeo dimostra che la nazione italiana, l’idea di far parte d’un tutto al di là del singolo borgo o oltre la vallata, è stata sempre ben presente a vari livelli di coscienza e cultura”.
