Giovanni Villino

Il ventinove dicembre è stato il primo anniversario della scomparsa di Enzo Pipi. Morì in seguito ad una banale caduta che causava danni al fisico già provato. Nato il 20 luglio 1922, a soli 16 anni inizia come filodrammatico poi, nel ’46, entra al Teatro Biondo e fa di tutto: addetto al botteghino, direttore di sala, attore, autore di testi, regista.

 

Enzo, infatti, aveva seguito le orme del nonno, Don Cecè Pipi e del padre Girolamo, i quali, a loro volta, discendevano da una famiglia di teatranti fin dal 1790; erano stati organizzatori, capocomici, impresari, direttori artistici, coreografi e costumisti. Nel 1961, morto il padre, Enzo si occupa anche della programmazione, ma è solo nel 1966, alla morte di Donna Margherita Comida, vedova di Andrea Biondo e convinta sostenitrice della vita teatrale palermitana che, Pipi, per volontà della stessa, assume definitivamente la direzione dello storico teatro di Via Roma che aveva lentamente visto rifiorire subito dopo la guerra e vi rimane fino al 1991.

 

Molto stimato dal personale che ben lo coadiuvava, condividendone idee ed iniziative, tutte mirate alla buona riuscita degli spettacoli e, quindi, a soddisfare il suo pubblico, Enzo era disponibile con tutti, appassionati di teatro o giovani attori emergenti, ai quali dava utili consigli e suggerimenti, conosceva molto bene il pubblico palermitano, competente e, allo stesso tempo, critico. Ecco perché sceglieva personalmente le compagnie più note, andando in giro per i teatri italiani alla ricerca di spettacoli con attori che potessero soddisfare il pubblico palermitano. Pipi era amico di moltissimi attori, noti e meno noti, con i quali spesso andava a cena dopo l’ultimo spettacolo.

 

Possedeva un invidiabile archivio fotografico, locandine, manifesti, programmi di sala ed altro che teneva in bella mostra nel suo ufficio ubicato proprio vicino al palcoscenico ed ai camerini, disposizione che gli dava modo di vivere in prima persona quanto accadeva oltre il sipario. Conosceva segreti, curiosi aneddoti e confidenze di molti artisti che, a metà anni ottanta, trasferì nel suo libro Chi è di scena? In due sue mostre, dal titolo Una vita per il teatro, aveva esposto gran parte del suo ricco archivio, comprendente, tra l’altro, la caratteristica paglietta di Nino Taranto usata per la macchietta Ciccio Formaggio, una scarpetta di Carla Fracci con dedica, il bastone d’ebano con manico d’argento di Giovanni Grasso, una foto autografata di Totò, oltre a numerosi premi ed attestati ricevuti nella sua lunga carriera di teatrante come la medaglia d’oro, quale benemerito del teatro, conferitagli nel ’74 dal presidente della Repubblica Giovanni Leone, la medaglia d’argento dell’AGIS del ’75 e quella del Teatro Amatoriale Italiano.

 

Anche da pensionato, Enzo, non abbandonò il teatro, infatti, aveva ripreso a dirigere la Compagnia I Tespiadi, composta da giovani dinamici, che lui stesso aveva formato e, coadiuvato dal figlio Massimo, architetto ed autore delle scenografie, rappresentava, oltre i classici siciliani, anche testi di G.B. Shaw, Molière, De Filippo, V. Brancati. Spesso invitato a conferenze sullo spettacolo, Enzo, aveva insegnato storia del teatro all’Università della Terza Età e curato un “Corso di Formazione e di Educazione Teatrale” evidenziando che il teatro è fondato, principalmente, sul rispetto e l’educazione nei confronti del testo originale da rappresentare, del palcoscenico e, soprattutto, del pubblico. Inoltre, aveva pubblicato due volumetti di poesie in siciliano, dal titolo Li guai di la pignata li canusci sulu la cucchiara chi l’arrimina, veri, coloratissimi quadretti locali e familiari ed una terza raccolta era pronta per la stampa.

 

La scomparsa di Enzo Pipi, mente storica del teatro locale e non, ha creato un gran vuoto nella vita culturale cittadina e, al Teatro Biondo, negli uffici, nelle sale, nei camerini e persino dietro le quinte, si avverte ancora la sua presenza.

Franco Verruso