Sono apparsi in questi giorni, sulla stampa e nel WEB, diversi articoli in merito alla capitolazione della città di Messina nell’ambito dell’invasione garibaldina del Regno delle due Sicilie.
Infatti una cosa è la resa della città in senso proprio o se vogliamo la sua occupazione da parte dei garibaldini, altra cosa è la resa della cittadella militare fortificata che avverrà otto mesi dopo.
Per chiarire la vicenda, sarà bene riepilogare brevemente i fatti, cogliendo l’occasione per pubblicare un interessante atto di regolamento dell’assedio, segnalatomi dall’esimio studioso e collezionista di storia postale siciliana ed italiana, ing. Francesco Lombardo di Palermo.
Perdere una guerra senza combatterla
Dopo la sconfitta di Milazzo, il morale delle truppe duosiciliane era distrutto. Lo stesso generale Palmieri fece rapporto al Re il 24 luglio 1860, segnalando la critica situazione e l’umiliazione delle truppe nel vedersi avvilite da forze inferiori, senza che mai fosse stata impegnata tutta la potenza dell’esercito di Francesco II.
Ulteriore drammatica testimonianza della confusione in cui si trovava Re Francesco e della inadeguatezza, se non della codardia e tradimento, da cui era circondato, è l’ordine del Ministro Pianelli, datato 24 luglio, di sgombrare Messina e la cittadella, a fronte dell’avanzata garibaldina. Il Generale Clary comandante di quella piazzaforte, si rifiutò di eseguire tale ordine, affermando che ciò non sarebbe avvenuto sotto il suo comando.
Gli risultava infatti incredibile che tale disposizione fosse stata emanata dal Re, poiché nei consigli di guerra tenuti da ultimo, la strategia delineata era quella di tenere Messina ad ogni costo, per poi ripartire alla riconquista dell’Isola, come nel 1849.
Clary si trovava in una posizione drammatica, non tanto militarmente quanto politicamente, poiché non riusciva più a capire a quali ordini obbedire e come dovesse servir meglio il suo Re.
Intanto il generale Medici il 25 luglio entrava nella città di Messina, mentre da Sud avanzava la colonna di Bixio.
Per ordini di pugno del Re giunti da Napoli, inopinatamente nella stessa data si scioglie il corpo d’esercito in Messina. Buona parte delle truppe vengono imbarcate per Castellammare, le altre si ritirano nella cittadella fortificata.
A leggerli così, gli avvenimenti sembrano incredibili. Ma tutto si spiega con le istruzioni del Ministro della guerra Pianelli, consegnate dal Capitano Canzano al generale Clary in data 27 luglio 1860: “E’ vivo desiderio del Governo (di Napoli) di stabilire una tregua, egli ha dimostrato coi fatti questa sua intenzione sino al punto di rinunziare ad ogni lotta in Sicilia, sebbene avesse avuti i mezzi per continuarla energicamente, e indefinitivamente. Scopo di questo suo desiderio è di facilitare l’alleanza col Piemonte, concorrere liberamente con quel Governo a liberare il resto dell’Italia, ed evitare la distruzione vicendevole, che una guerra fratricida, tutta a vantaggio dell’Austria, produrrebbe di quelli eserciti che uniti dovrebbero servire a questo fine …”. Il messaggio si chiude con l’autorizzazione a trattare con i garibaldini, i termini del ritiro dalla città e dell’assedio della cittadella di Messina.
Francesco II vuole liberare tutta l’Italia insieme a Vittorio Emanuele!
Questo incredibile testo non è la visione di un folle, come poi gli avvenimenti lo faranno apparire, ma è l’esito dell’intrigo internazionale che nel frattempo veniva ordito contro l’ingenuo Re delle Sicilie con la partecipazione delle Cancellerie europee. Non trattiamo oggi di questo, ne parleremo in altra sede, qui ci limitiamo solo a ripetere che Francesco venne ingannato e mal consigliato da tutti, compresi i suoi Ministri e Generali. Se ne accorgerà tardi, durante l’esilio romano.
Pertanto in data 28 luglio 1860, la città di Messina viene consegnata senza combattere alle truppe di Garibaldi; nella stessa data viene firmata tra il generale Medici per il Dittatore della Sicilia ed il generale Clary per il Governo Napoletano, una Capitolazione per il ritiro delle regie truppe borboniche dalla Città di Messina, le quali in parte verranno imbarcate per il continente ed in parte si ritireranno nella Cittadella fortificata.
Ecco il testo integrale dell’accordo:
Addi 28 luglio 1860 – Capitolazione per il ritiro de regii dalla città di Messina.
Tra il generale in capo Clary, e il garibaldino Medici si stipula la seguente capitolazione per lo sgombramento delle reali truppe dalla citta di Messina.
Art. 1) Le reali truppe abbandoneranno la città di Messina, senza essere molestate, e la città sarà occupata dalle truppe siciliane, senza pure venire queste molestate dalle prime.
Art. 2) Le truppe evacueranno i forti di Gonzaga nello spazio di due giorni a partire dalia data della sottoscrizione della presente convenzione: ognuna delle due parti contraenti destinerà due uffiziali, ed un commessario per inventariare le diverse bocche a fuoco, i materiali tutti da guerra, e gli approvigionamenti dei viveri, e di quanto altro esisterà ne’ forti suindicati all’epoca, che questi verranno sgombrati.
Resta poi a cura del governo siciliano l’incominciare il trasporto di tutti gli oggetti inventariati appena verrà effettuato lo sgombro de’ soldati, il compierlo nel minor tempo possibile, e trasportare i materiali nella zona neutrale, di cui si tratterà in appresso.
Art. 3) L’imbarco delle reali truppe verrà eseguito senza molestia veruna per parte de’ siciliani.
Art. 4) Le truppe regie riterranno la cittadella co’ suoi forti detti Blasco, Lanterna, S. Salvatore, con la condizione però di non dovere in qualsiasi avvenimento futuro recar danno alla città, salvo il caso, che tali fortificazioni venissero aggredite, o che lavori di attacco si costruissero nella città medesima: stabilite e mantenute codeste condizioni, la inoffensività della città durerà sino al termine delle ostilità
Art. 5) Vi sarà una fascia di terreno neutrale parallela e contigua alla zona militare inerente alla cittadella, la quale si allargherà per 20 metri, al cui termine saranno apposti de’ limiti di contrassegno.
Art. 6) Il commercio marittimo rimane completamente libero d’ambo le parti : saranno quindi rispettate le bandiere reciproche. In ultimo resta alla urbanità de’ comandanti rispettivi, che stipulano la presente convenzione, la libertà d’intendersi per quei bisogni inerenti al viver civile, che per parte delle regie truppe debbono venir soddisfatti, e provveduti nella città di Messina.
Fatta, letta, e chiusa il giorno, mese , ed anno come sopra, nella casa del sig. Fiorentino Francesco banchiere sito alle Quattrofontane.
Firmato:
Tommaso Clary maresciallo di campo
Giacomo Medici maggior generale
Quindi a far data dal 28 luglio 1860, tutta la città di Messina è nelle mani di Garibaldi, salvo appunto la cittadella militare fortificata.
Clary verrà richiamato a Napoli l’otto agosto e il comando della cittadella passerà al valoroso Generale Fergola.
L’assedio, continuerà per mesi fino a che a fronte dei rovesci militari borbonici nel continente e dei susseguenti avvenimenti politici, il generale Cialdini decide di rompere i patti sottoscritti e chiede la resa della cittadella con le stesse condizioni offerte a Gaeta.
Fergola si rifiuta di consegnare il forte e sostenuto dalla truppa, si prepara a difendersi con le armi.
Cialdini minaccia di distruggere la cittadella, passare per le armi tanti soldati ed ufficiali borbonici per quanti piemontesi ne verranno uccisi, ed infine consegnare gli ufficiali ed i loro congiunti al popolo di Messina.
Infatti i garibaldini contravvenendo ai termini della capitolazione, andavano costruendo opere d’attacco che avrebbero costretto Fergola a sparare sulla città.
I contenuti del carteggio tra Fergola ed il feroce Cialdini vengono diffusi nelle Corti europee, suscitando vere e finte proteste e riprovazioni.
L’11 marzo 1861 Cialdini apre il fuoco contro la cittadella coi cannoni, appoggiato dalle navi: vengono colpiti tre depositi di munizioni e si scatena un vasto incendio, i morti sono centinaia. Alle ore 23 del 12 marzo Fergola annuncia la “resa a discrezione” ovvero si consegna a Cialdini, le cui condizioni di resa saranno durissime. Dal 13 al 14 marzo si effettua lo sgombramento della cittadella.
E’ opportuno ricordare che il giorno seguente, 15 marzo 1861, arriva tardivamente a Messina il generale Clary che reca l’ordine per Fergola di consegnare la cittadella, di arrendersi senza combattere per preservare la città di Messina. L’ordine è datato Roma 10 marzo 1861, ed è firmato da Francesco II.
Questa è l’estrema sintesi degli avvenimenti, della cui brevità e superficialità cui il mezzo costringe, mi scuso con i lettori, ma credo che gli argomenti affrontati, sia pur sommariamente, possano costituire un interessante punto di partenza ed un significativo elemento di riflessione sulle complesse vicende che portarono, più alla consegna del Regno che non alla sua caduta. Fatti e documenti che si è spesso voluto sostituire con opinioni di parte ed invenzioni di comodo.
