Giulio Giallombardo

Sembra passato molto più di un secolo e mezzo dai tempi del Risorgimento. L’Italia contemporanea, troppo distratta ad inseguire gli scintillanti lustrini dell’epoca attuale, avrebbe di certo più voglia di dimenticare piuttosto che di celebrare la memoria di un’importante, seppur controversa, pagina di storia. Del resto, cosa rimane dei fasti risorgimentali nella memoria degli italiani nel 2010, ad un passo dalle celebrazioni dei 150 anni dall’Unità d’Italia? Ben poco o nulla, soprattutto nelle nuove generazioni.

 

Eppure, appena mezzo secolo fa, nel 1961, in occasione del centenario, usciva un album di figurine per ragazzi dedicato interamente all’Unità nazionale. Fu dato alle stampe dalla casa editrice B. E. A. (Buste ed Affini) di Milano. Oggi lo stesso album viene riproposto in appendice al volume Trino risorgimentale, scritto da Franco Crosio insieme a Bruno Ferrarotti, e dedicato alla località del Vercellese, dove Cavour possedeva delle tenute agricole. Ne dà notizia il quotidiano la Repubblica di qualche settimana fa.

 

Lo stile della storica raccolta di figurine stride se paragonato all’iconografia contemporanea. Sembra sbucare fuori da un passato sconosciuto. È una raccolta di opere di artisti dell’epoca d’inevitabile enfasi retorica, arricchita anche da alcuni documenti. Si va da Garibaldi e il maggiore Leggero trasportano Anita morente attraverso le paludi di Comacchio di Pietro Bouvier fino a La battaglia di Calatafimi di Remigio Legat, passando da La battaglia di Solferino di Carlo Bossoli.

 

Tutto questo fa riflettere. È evidente che nella memoria di una generazione poco distante dalla nostra, il ricordo di un’epoca era ancora vivo a tal punto da dedicargli un album di figurine. Oggi, più che “figurine”, si vedono in giro solo inquietanti “figure” di uomini, pronti a violentare un paese per i loro interessi.