Roberto Rizzuto

(di Rossella Leonforte) – Mantenere la memoria di avvenimenti che hanno segnato pesantemente la vita di una comunità, ma che dopo oltre sessanta anni rischiano di essere dimenticati, è lo scopo principale che si sono prefissi Antonio Cammarana e Gianfranco Ciriacono con il loro libro “Le immagini della storia: lo sbarco angloamericano in Sicilia nel luglio del 1943”.

 

Dopo la presentazione del volume che avverrà mercoledì 8 aprile alle 18,00 presso il teatro Donnafugata di Ragusa Ibla, verrà inaugurata una mostra fotografica sullo stesso tema, che resterà aperta fino al 12 aprile. “Le immagini della storia” è prevalentemente un libro fotografico che, attraverso immagini in parte di provenienza privata e in parte provenienti da archivi americani, inglesi e dell’aeronautica militare italiana, racconta le varie fasi dello sbarco in Sicilia. Si va dalle foto dei militari e dei mezzi da sbarco sulle le spiagge di Gela, Licata, Macconi, ai prigionieri, ai cimiteri, alle case bombardate fino ad arrivare alle immagini della speranza come quella di una bambina di Gela che abbraccia un soldato americano. Le foto sono intercalate dal racconto di storie narrate da chi le ha vissute in prima persona o dai loro figli, nel tentativo di mantenere la memoria di avvenimenti che rischiano di perdersi col tempo.

 

Gianfranco Ciriacono che da anni raccoglie testimonianze, documenti e fotografie sullo sbarco angloamericano in Sicilia attraverso i suoi libri o le mostre fotografiche ha tentato di dare voce a chi ha vissuto sulla propria pelle gli avvenimenti narrati e normalmente non ha modo di essere ascoltato. Il suo interesse per questi avvenimenti nasce dalla sua storia familiare fortemente segnata dall’assurda morte di suo nonno, inerme contadino, ucciso insieme ad altri inermi contadini, a causa di un’assurda rappresaglia da parte di soldati americani mai identificati. Unico testimone della strage il padre di Gianfranco Ciriacono, Giuseppe, allora appena tredicenne, che si è salvato per puro caso, soltanto perché uno dei militari, forse intenerito dalla sua giovane età, lo aveva allontanato dal gruppo di contadini appena qualche istante prima di aprire il fuoco. Meno fortunato un altro ragazzo, appena più grande, che faceva parte del gruppo, fucilato insieme agli altri.

Rossella Leonforte