Francesco M. Scorsone

È in corso presso la Fondazione La Verde La Malfa di San Giovanni La Punta la mostra personale di Giusto Sucato dal titolo “L’Artificio dell’Arte”, testo in catalogo di Gianfranco Labrosciano. La mostra è visitabile fino al 9 luglio 2011. Qualche tempo fa dovendo scegliere delle opere per la mostra in questione, mi sembrò del tutto naturale una visita al suo “atelier”, accompagnato dall’artista e dalla fotografa Maria Pia Lo Verso.

Non appena la porta persiana si dischiuse mi accorsi che per entrare bisognava mettersi di traverso tanti e tali erano i lavori “ammucchiati” in quello spazio. Molti anni prima Francesco Carbone, consapevole com’era della situazione dell’arte in Sicilia, mi disse che quel luogo poteva divenire la vetrina espositiva del Centro Studi e Ricerca Godranopoli e in qualche modo funzionò così per un certo periodo.

Molte sono le mostre che si sono avvicendate in particolare di giovani promesse che il tempo tuttavia ha disciolto come neve al sole. Certamente però non ha intaccato la verve creativa di Sucato. Uomo e artista dalle mille risorse, non c’è cosa che gli si possa affidare senza il rischio di vederla tramutata in qualcosa che non ha nulla della sua “impronta” iniziale. La mimesi, l’artificio si compie. Giusto reinventa un nuovo oggetto: una pinza diventa “un falco”, una tenaglia un guerriero, la sagoma di legno di un pesce viene “arricchita” dalle sfavillanti e multicolorate latte, la sua frenesia creativa è inarrestabile: uno, dieci, cento pesci, un acquario senza precedenti.

La mia memoria non ha ricordi di altre situazioni simili, e dire che il mondo dell’arte è pieno di riferimenti ad artisti che in qualche modo si sono ispirati ad altri artisti. Ma allora, siamo in presenza di un artista la cui creatività non ha precedenti? Siamo in quella fase artistica “border line” in cui l’arte ha nel suo artificio, l’inimmaginabile capacità di nuova creatività? Forse. Ma può essere Giusto Sucato il depositario di un “movimento” anomalo in cui la creatività del ready made e del riciclaggio prende corpo in una nuova formula che potremmo chiamare “New Junk art” che non è il recupero del rifiuto “sic et simpliciter” o il disporre della facoltà gestaltica di accumulo in una forma d’arte in qualche modo di derivazione New Dada, perché Giusto usa spesso oggetti nuovi, supporti nuovi, fatti ad oc, che costituiscono la base per le sue realizzazioni, come nel caso dei pesci o degli oggetti delle sue sculture.

Attenzione se state mangiando tenetevi ben stretto le posate se siete a pranzo con Sucato, potrebbe sottrarvele per una sua opera. L’artista in questa sua nuova mostra personale ha scelto una straordinaria Gioconda con il velo islamico, scudi sacri, libri sacri, pesci “MA”, una serie di piccole sculture, ne abbiamo contato una ventina, allineate su un tavolo pronti a dare battaglia ad una critica becera e cieca che ha preferito dare spazio nella Biennale di Venezia a situazioni decotte anziché guardare a quegli artisti che in qualche modo hanno dato vita a nuove soluzioni, a nuove invenzioni, a nuove forme d’arte che non siano quelle degli amici e dei raccomandati, ma quelle di chi da anni, senza strombazzamenti e senza grancassa nel “chiuso” del suo studio lavora senza occuparsi o preoccuparsi di cosa succederà dopo.

Sgarbi, ebbe a rispondere ad un’ “implume” ma coraggiosa ragazza che ebbe l’ardire di dirgli nel corso di una trasmissione televisiva di diversi anni fa su cosa doveva fare un artista per essere notato, gli rispose che doveva lavorare perché se è bravo sarà il critico, il curatore, il collezionista ad accorgersene. Allora mi domando: le cose sono due o Vittorio Sgarbi si è “distratto” o Giusto Sucato non è all’altezza della sua attenzione. Personalmente propendo per la prima ipotesi, perché Giusto Sucato, e non solo lui, un posto se lo era conquistato da tempo ma non alla biennale palermitana ma a quella vera, a quella di Venezia.

La mostra allestita presso la galleria Amaracrista della Fondazione La Verde La Malfa, Via Pietro Nicolosi n. 29 loc. Trappeto, San Giovanni La Punta CT è visitabile fino al 9 luglio 2011 dalle 17.00 alle 19.00 telefonando al n. 095 7178155.