Avrà luogo a Palermo, il 18 marzo (alle ore 18) presso l’Auditorium RAI di viale Strasburgo, una conferenza su "Trionfo di primavera – arte e filosofia del giardino giapponese" di cui sarà relatrice marcella croce, con il supporto di numerose diapositive da lei stessa realizzate nel corso dei suoi numerosi viaggi in Giappone. La conferenza è realizzata nell’ambito di un programma di iniziative culturali promosse dall’ANISA (Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte).
“Camelie, peschi, pruni, ciliegi, azalee, peonie, rododendri, iris e ortensie, da gennaio a giugno una sequenza straordinaria. ‘I ciliegi, dopo una breve ed effimera fioritura, muoiono eroicamente, ecco perché noi li amiamo tanto’, mi ha spiegato un giorno la mia dolce padrona di casa Yoko: grazie alle parole di un’amica, d’improvviso tutto mi è apparso chiaro. Il senso di struggimento della caducità, la bellezza della transitorietà e il fascino dell’incertezza, il sentimento dell’impermanenza (mono no aware) sono una costante di tutta la cultura giapponese. Era così filosoficamente giustificata l’agitazione collettiva che, a livello nazionale, si diffondeva a macchia d’olio ogni giorno di più per la fioritura dei ciliegi. Alla televisione e sulla stampa venivano addirittura rilasciati continui aggiornamenti della situazione, veri e propri bollettini dei ciliegi, come da noi ci sono quelli della neve e del mare” (da L’anima nascosta del Giappone di Marcella Croce, Marietti editore, Milano)
In Giappone l’associazione fra giardino e religione è fortissima: la parola niwa (oggi ‘giardino’) in origine era usata per indicare un luogo purificato dove adorare gli dei (kami) scintoisti indigeni, e i giardini segnalavano appunto la presenza del kami.
Due le caratteristiche fondamentali del giardino giapponese: lo sfruttamento delle caratteristiche naturali del luogo, e l’utilizzazione del paesaggio a distanza. I giapponesi amano profondamente l’atmosfera dei loro boschi maestosi e hanno sempre cercato di riprodurla nei giardini, che sono molto spesso imitazioni di paesaggi naturali realmente esistenti.
Se in Occidente si tende a escludere, in Oriente al contrario si tende a includere, e ogni cosa conduce a un’altra. Così accade che il legame fra giardino, cerimonia del tè e poesia sia strettissimo, e che di conseguenza nei padiglioni per il tè si componessero poesie. Nella villa imperiale di Shugakuin di Kyoto c’è ancora il Rinuntei (‘padiglione vicino le nuvole’) con una stanza speciale ‘dove lavare le poesie’ (Senshidai): se si aprono tutte le finestre, quando soffia il vento arriva il rumore della cascata e si pensava che le parole si combinassero naturalmente in poesie.
Marcella Croce è nata a Palermo e ha conseguito il dottorato in letteratura italiana presso la University of Wisconsin-Madison (USA). È giornalista e collabora al quotidiano “La Repubblica”. Per conto del Ministero degli Esteri è stata docente di italiano all’Università di Isfahan (Iran) e di Kyoto (Giappone). Ha pubblicato vari libri sulle tradizioni popolari siciliane e Oltre il chador – Iran in bianco e nero (Medusa, Milano) con cui ha vinto il 1° Premio di scrittura femminile “Il paese delle Donne”, Roma 2007. Le sue pubblicazioni Eat smart in Sicily (Ginkgo Press, USA) e “Guida ai sapori perduti – storie e segreti del cibo siciliano” (Kalòs, Palermo 2008) sono state presentate negli Istituti Italiani di Cultura di Copenhagen, Washington, San Francisco e Vancouver. Con il figlio, Andrea Matranga, ha presentato la mostra fotografica “Riti e teatro tradizionale a Kyoto” presso il Museo Internazionale delle Marionette di Palermo e l’Art & Culture Association di Atene. Il suo ultimo libro è “L’anima nascosta del Giappone” (Marietti ed. Milano 2009).
