In occasione dell’anniversario dei moti siciliani del 12 gennaio 1848 che infiammarono l’Europa, dando il via ad una serie di esperienze rivoluzionarie e democratiche, pubblichiamo l’interessante articolo di Rocco Cassandri che attraverso i documenti dell’epoca ci racconta questa breve, ma significativa stagione di libertà che preparava l’Italia agli avvenimenti di quell’incredibile biennio che avrebbe portato all’unità nazionale.
(di Rocco Cassandri) L’unita della nazione italiana ha rappresentato il momento culminante di quel processo di lotta e cambiamento politico e sociale che attraversò per molti decenni tutto il territorio della penisola, divisa in tanti stati diversamente governati.
Al di la di ogni connotazione politica e dietrologica, il periodo della Repubblica romana del
Anche se il periodo di vigenza della neonata Repubblica è stato brevissimo, circa 5 mesi dal 9 febbraio al 4 luglio, tanti sono stati i cambiamenti messi in essere e che hanno modificato drasticamente la vita sociale nei territori delle 4 regioni pontificie (Lazio, Umbria, Marche e Romagna) che questa ha governato.
L’abolizione della pena di morte ed il suffragio universale, anche se esteso solo agli elettori maschi, sono alcuni degli esempi di quanta lungimiranza sussistesse nel governo della “cosa pubblica” da parte del triunvirato.
In pochi mesi tutta l’amministrazione pubblica fu ristrutturata, si batté nuova moneta, si emisero obbligazioni ed addirittura ci si preoccupò di decretare che il fiume Po fosse dichiarato fiume nazionale. Probabilmente i triumviri hanno avuto un momento di preveggenza anche se mai avrebbero pensato che nel secolo successivo, qualcuno lo avrebbe scelto, in contrapposizione, come simbolo di secessione dell’Italia faticosamente unita.
La cronologia degli eventi che portarono alla Repubblica Romana è nota:
· il 14 marzo del ’48 Pio IX, sollecitato dalle manifestazioni di piazza e dai circoli popolari emana lo “ Statuto fondamentale pel governo temporale degli Stati di santa Chiesa”.
· marzo/aprile il generale Durando con le truppe pontificie parte per partecipare alla 1° guerra d’indipendenza a fianco dei piemontesi anche se ufficialmente, come richiesto dal Papa, solo per presidiare i confini dello Stato.
· 16 settembre 1848 Pellegrino Rossi viene chiamato dal Papa a guidare il nuovo governo.
· 15 novembre 1848 Pellegrino Rossi viene ucciso mentre entra nella cancelleria.
· 24 novembre 1848 Pio IX, accompagnandosi alla famiglia del conte Spaur ambasciatore di Baviera presso la santa sede, fugge a Gaeta ove chiede asilo a Ferdinando II di Borbone.
L’abbandono di Roma da parte del Papa, fa precipitare gli eventi nella direzione voluta dal popolo.
In dicembre
A fine gennaio si vota in tutto lo Stato romano (vedi foto) per eleggere l’Assemblea costituente, che il 9 febbraio emana un decreto nel quale dichiara decaduto di fatto e di diritto il potere temporale del Papa, proclamando nel contempo
L’assemblea costituente il 29 febbraio elegge a capo della neonata Repubblica un governo di triumviri rappresentato da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini.
La neonata Repubblica inizia subito la propria attività riformatrice che riguarderanno appunto tutti gli aspetti della vita pubblica e sociale dei territori dello Stato Pontificio.
Nel frattempo il Papa dal suo esilio, alla corte di Ferdinando II, chiede aiuto agli stati cattolici di Francia, Austria, Spagna, mentre sottopone a scomunica tutti quelli che parteciperanno alla vita pubblica della costituita Repubblica.
I governi chiamati in causa rispondono prontamente, soprattutto con lo scopo ultimo di mantenere un’ingerenza su Roma e, una volta restaurato il papato, sul governo dello Stato.
Gli austriaci in maggio penetrano nelle Romagne e attaccano Bologna; il 25 aprile i francesi sbarcano un corpo di spedizione a Civitavecchia e in maggio gli spagnoli sbarcano a Fiumicino un corpo di spedizione di 4.000 soldati.
Il 29 aprile le truppe napoletane entrano nello Stato pontificio attraverso i confini del basso Lazio con un corposo esercito al comando del sovrano stesso..
Quello che risulta contraddittorio è soprattutto l’intervento francese in quanto la prima e più importante Repubblica Europea, nata anch’essa dalle rivoluzioni del ’48 corre a reprimere la neonata piccola Repubblica Italiana. Questo è ben evidente anche dall’enfasi riportata nella lettera spedita dal rappresentante del popolo Gianfranchi Salvatore in nome dell’Assemblea Costituente della quale riportiamo il testo :
Cittadino priore
voi comprenderete bene che in questi momenti di affannosa lotta tra
Roma 3 Maggio 1849
Gianfranco Salvatori
Rap.te del popolo
Gli spagnoli appena sbarcati prendono contatto con gli altri alleati e soprattutto con i francesi, i quali affidano loro il controllo delle aree attorno a Roma già occupate.
Le truppe napoletane dopo un’avanzata fino a Valmontone e Velletri si scontrano con
Gli austriaci continuano invece la loro avanzata nei territori Pontifici occupando le Romagne e le Marche.
I francesi attestati a Civitavecchia e dintorni essendo i più vicini a Roma, iniziano immediatamente ad attaccarne le mura.
Il 30 aprile sono respinti e subiscono, soprattutto grazie alle truppe ed al popolo guidato da Garibaldi, gravissime perdite. Ne da atto la storica lettera circolare a firma di A. Saffi.
La posta funziona! Persino le parole d’ordine, che cambiano ogni 15 giorni, vengono inviate per il tramite del servizio postale che continua a funzionare nonostante che gran parte dei territori siano occupati dagli eserciti invasori. Bellissima testimonianza ne è il contenuto della lettera spedita dalla dir. Generale “al corriere Ranucci o a qualunque altro corriere alla Storta”.
“Al corriere Giobatta Ranucci – Storta
Se non avete altro mezzo sta a cavallo e comunque per farci pervenire la corrispondenza tanto vostra che dell’altro corriere, retrocederete per Civitacastellana onde da li imboccare nella via Salara che conduce a Cantalupo, e ciò non potendosi andrete fino a Terni per li entrare nella strada seconda. Giunto a Porta Salara per le mura a Porta del Popolo.
Le circostanze che potranno sopravvenirvi vi detteranno quelle misure che crederete più opportune per giungere allo scopo, dando a voi e agli altri corrieri ogni facoltà necessaria. Comunicate la presente a qualsiasi altro corriere con il quale vi potreste imbattere, nonché ai direttori a ciò che prestino tutta l’assistenza in un momento così importante. Direte al conduttore della diligenza a nome dell’intraprendente che retroceda per Civitacastellana ed ivi attendere nuove istruzioni così facciano le altre che saranno per giungere.
Il Direttore Generale
Va notato che la lettera è del 1 maggio ed i francesi sono sbarcati solamente da qualche giorno a Civitavecchia, per cui si chiedeva ai corrieri la massima attenzione per evitare di essere intercettati.
La battaglia per la conquista delle porte e delle mura è dura si combatte in vari punti ed i difensori aiutati dal popolo, approntano barricate ovunque possibile per fermare i francesi che incalzano.
Solo all’inizio di giugno essi riescono a conquistare le prime posizioni vicino a Porta S. Pancrazio per arrivare alla fine dello stesso mese ad irrompere attraverso la cinta muraria all’interno della città.
Il 30 giugno l’Assemblea costituente emana un decreto in cui dichiara che: “l’Assemblea costituente Romana cessa una difesa divenuta impossibile, e sta al suo posto”.
Il giorno successivo, primo luglio 1849, i triumviri Mazzini, Armellini e Saffi si dimettono.
Garibaldi si affretta a lasciare Roma con il suo esercito di volontari per cercare di raggiungere Venezia; non ci riuscirà e durante la fuga, il 4 agosto, morirà la moglie Anita.
Il 3 luglio mentre il generale Oudinot entra in Roma alla testa del corpo di spedizione francese, l’Assemblea emana
Il Papa nel frattempo resta a Napoli e rientrerà a Roma solo il 12 aprile dell’anno seguente a restaurazione completa.
I francesi resteranno a presidiare Roma inizialmente fino al dicembre 1866 per ritornare invece nell’ottobre dell’anno successivo per combattere ancora una volta contro Garibaldi nelle battaglie di Monterotondo e Mentana, e fermare l’ultimo tentativo di quest’ultimo di liberare Roma.
I francesi intanto continueranno a presidiare Roma fino alla fine del mese di agosto del 1870, quando verranno tutti richiamati in patria, per effetto della guerra franco prussiana e del conseguente assedio di Parigi.
Rivivono nei documenti quelle pagine di storia, che noi giovani di altra epoca, abbiamo letto e studiato magari emozionandoci al pensiero delle camicie rosse garibaldine o del sacrificio di giovani, come i fratelli Cairoli, capaci di mettere in gioco la propria vita per un supremo ideale.
