Silvia Giuffre'

Avvolgere, impacchettare, abbracciare, impreziosire. Questo il progetto artistico che i due coniugi Christo Javacheff e Jeanne Claude Denat portano avanti sin dagli anni 60, creando istallazioni molto particolari, riconosciute a livello mondiale.

Oggi è possibile apprezzarne una selezione anche a Palermo, presso gli spazi di Palazzo dei Normanni, grazie all’esposizione organizzata dalla Fondazione Würth, la quale possiede oltre 100 opere dei due artisti e che negli ultimi anni ha portato nel capoluogo siciliano le mostre di Picasso e Max Ernest, ed ha ultimamente finanziato i restauri della Cappella Palatina.

La Collezione Würth nata negli anni Sessanta grazie a Reinhold Würth, imprenditore e fondatore della Corporate Collection e amico ventennale della celebre coppia, comprende ormai circa 14.000 opere d’arte di pittura, grafica e scultura del ventesimo e ventunesimo secolo.

Christo inizia nei suoi anni parigini (si stabilì in Francia nel 1958) ad “impacchettare” oggetti del quotidiano come scatole, bottiglie e pile di giornali, per poi passare, nel momento di massima espressione artistica, a monumenti, edifici ed estesi paesaggi naturali.

To wrap – termine inglese che lo stesso Christo precisa in conferenza stampa a Palermo – è molto di più che impacchettare. Si tratta di dare un valore aggiunto, un tocco di unicità all’oggetto più o meno grande, prezioso o conosciuto, provando ad impreziosirlo”. Avvolto da tessuto o da carta da imballaggio, infatti, l’oggetto prende improvvisamente vita, generando nell’osservatore un piacevole effetto sorpresa. Lo spazio tutt’attorno ad esso magicamente si anima e acquisisce un fascino nuovo.

L’istallazione, divenuta misteriosa e preziosa al contempo, attiva la memoria, stimola l’immaginazione e invita il fruitore a inglobare, vivere, “sperimentare” l’opera d’arte in prima persona, piuttosto che limitarsi ad osservarla.

Davanti all’opera di Christo infatti non si può fare a meno di chiedersi quale sia per lui e la consorte, scomparsa nel 2009, il senso profondo dell’avvolgere grandi monumenti carichi di simbolo o paesaggi naturali, già capaci di dare emozioni per la loro maestosità e bellezza.

“Le istallazioni – spiega lo stesso artista – non sono fatte per essere delle opere d’arte eterne. Esse durano un tempo determinato, per poi rimanere nella memoria storica e nell’esperienza di chi è entrato in contatto con l’opera e ne ha intuito il senso di irripetibilità”.

Alcuni tra i lavori più spettacolari sono senza dubbio “Wrapped Coast”, la ricopertura della scogliera australiana con 100 Kmq di tessuto anti-erosione (Sidney, anni 60) e “The Pont Neuf Wrapped”, il drappeggio del più antico ed unico doppio ponte sulla Senna (Parigi, anni 80-90), realizzato con 40.876 mq di poliammide intrecciato e 13 km di funi.

Ed ancora, l’imballaggio del Reichstag (Palazzo del Parlamento) di Berlino nel 1991, interamente ricoperto da una cascata di sontuose pieghe verticali di tessuto blu e argento, in grado di esaltarne le pieghe, le membrature e le proporzioni, divenuta una delle opere d’arte contemporanea più visitate al mondo, nonché un’icona per la storia tedesca.

Ed infine, “The Umbrellas”, l’installazione di 1340 ombrelloni blu a Ibaraki sulle coste del Giappone e 1760 ombrelloni gialli su quelle della California.

La coppia bulgaro-francese inoltre trascorre numerosi anni dedicandosi allo studio dei materiali, tessuti e stoffe da utilizzare nei progetti: “la stoffa – scrive Christo- come i vestiti e come la pelle ha una delicatezza ed una fragilità che esprime la qualità unica della caducità”.

Rientravano nel processo di realizzazione intenso e articolato anche lo studio fisico del luogo e le ricerche sul tessuto sociale, affinché l’opera d’arte diventasse parte integrante del paesaggio senza aggredirlo o modificarne la funzionalità, e tutte le difficoltà di tipo organizzativo, tra cui le logiche burocratiche per ottenere i permessi necessari ad agire in modo così massiccio sul paesaggio naturale o architettonico e il coordinamento del lavoro di centinaia di operai-realizzatori.

I numerosi studi, gli schizzi e i bozzetti presenti nella mostra risultano molto interessanti. Realizzati a matita, a carboncino, in collage o modelli in scala, infatti, essi mostrano la vera e propria gestazione dei progetti, testimoniando le fasi di un processo lungo e sofisticato.

La mostra è stata realizzata grazie al sostegno del Wurth Group con la collaborazione dell’Assemblea Regionale Siciliana e della Fondazione Federico II, e resterà aperta tutti i giorni dalle 8 e 30 alle 17 e la domenica dalle 8 e 30 alle 13, fino all’8 gennaio del 2012.