(Rossella Leonforte) I visitatori che in questo periodo di feste visitano Carini, oltre ai presepi, ormai entrati a far parte delle tradizioni locali, quest’anno presso il Castello trovano allestita una mostra dal tema “La Grotta dei Puntali: tra Natura e Preistoria”. L’esposizione comprende reperti originali provenienti dalla vasta collezione del museo geologico “Gemmellaro” di Palermo: corna di cervo, tibie e mandibole di animali preistorici, oltre ad alcune selci che contribuiscono, assieme a fotografie e cartelloni esplicativi a raccontare la storia della Grotta dei Puntali dal mito di Polifemo all’elefante nano, dai fossili preistorici al patrimonio ambientale.
Un posto di rilievo, per la sua grande suggestione, è riservato a un calco, quello del cranio di un elefante nano, il cui originale è conservato presso il museo Gemmellaro. Proprio il ritrovamento di diversi crani di elefanti nani ai Puntali, infatti, avevano generato l’idea che la grotta fosse legata al mito di Polifemo e dei ciclopi, o alle leggende sui giganti. L’intento della manifestazione, organizzata dal Gre, Gruppi Ricerca Ecologica, ente gestore della riserva Grotta dei Puntali, è quello di diffondere la conoscenza di quest’angolo del territorio di Carini, ricco anche dal punto di vista naturalistico, in particolare per una nutrita colonia di pipistrelli e per alcuni tratti delle pareti caratterizzati da vermiculazioni argillose che danno un aspetto detto a “pelle di leopardo”. “Quella dei Puntali è una riserva integrale – dice Bartolo Corallo, direttore della riserva – e come tale non può certo accogliere schiere di visitatori. E’ però opportuno farla conoscere per la sua importanza. Ed è proprio questo l’intento della mostra. In quanto alle visite, nella grotta sono ammessi piccoli gruppi, escludendo due periodi dell’anno: l’inverno, quando i pipistrelli sono in letargo e l’estate, che è il periodo dell’allattamento dei piccoli”. La grotta dei Puntali, alle falde di Monte Pecoraro, nei pressi di Carini, dalla metà dell’Ottocento ha cominciato a restituire fossili di straordinaria importanza per quantità e per qualità.
Oltre agli scheletri di elefanti sono stati ritrovati quelli di ippopotami, iene, buoi primigeni, bisonti, cervi, cinghiali: oggi sparsi in diversi musei in Italia e all’estero. Un esempio per tutti: oltre allo splendido elefante nano conservato al Museo Gemmellaro, altri due elefanti della stessa provenienza si trovano nei musei geologici di Padova e Ferrara. “I ritrovamenti della Grotta dei Puntali, così ricchi per la quantità e per la varietà dei generi – dice il professore Valerio Agnesi, direttore del Museo Gemmellaro – sono come un faro che si illumina su un passato che possiamo ricostruire soltanto attraverso i reperti rimasti. Un passato in cui la fauna era ben diversa dall’attuale, ed in Sicilia erano diffusi grandi predatori fra cui la iena”.
