Giulio Giallombardo

Un viaggio per vivere, una foto per ricordare, un’esposizione per emozionare. In "Ultimo Viaggio", la mostra di Luca Vitone, alla "Nomas Foundation" di Roma, aperta fino al 20 marzo, gli oggetti e le immagini narrano l’autobiografia dell’artista e, allo stesso tempo, rappresentano un immaginario collettivo con cui lo spettatore si relaziona, rintracciandovi una propria storia.

 

La sabbia del paesaggio, la macchina sulla quale ha viaggiato, le fotografie e i souvenir, ricostruiscono le emozioni, i ricordi e le avventure del viaggio, da Genova al Golfo Persico, fatto dall’artista, ancora adolescente, insieme alla propria famiglia. La ricerca artistica di Vitone si concentra sul rapporto tra il luogo e la mappa, tra la materialita’ delle cose e la loro perdita topologica, con una particolare attenzione rivolta alle trasformazioni sociali conseguenti all’inserimento di nuovi caratteri culturali sulle tradizioni locali.

 

"L’idea nasce – racconta Vitone – dal voler pensare, dal voler riflettere sull’idea del viaggio, che cos’e’ oggi. Il viaggio e’ un percorso di conoscenza, che esiste sempre nello sviluppo umano, ma in questo caso si parla anche di un viaggio fisico. E’ un viaggio con un percorso lento, d’altri tempi, svolto alla fine degli anni ’70 in un ultimo periodo di un ultimo strascico romantico per cui il viaggio si faceva a piedi, in macchina, non esistevano i voli low cost, era un altro modo di viaggiare. Questo ‘Ultimo Viaggio’ – spiega – vuole essere una testimonianza di questo ultimo momento".

 

La memoria del viaggio e’ intesa dall’artista come esperienza spazio-temporale nella propria fisicita’, lontana dalla velocita’ e dalla distrazione e dai cambiamenti politici che trasformano la geografia, infatti, come spiega Vitone: "In viaggi di questo tipo si ha la possibilita’ di percepire anche il paesaggio, sia antropologico che naturale con molta piu’ tranquillita’ perche’ si ha tempo di vedere i cambiamenti come si svolgono di chilometro in chilometro. Tutto e’ molto lento – aggiunge – molto tranquillo, cosa che oggi non succede piu’, per fortuna o no a seconda dei punti di vista e a seconda delle esigenze".

 

"Non c’e’ piu’ la possibilita’ di fare questo tipo di viaggio – sottolinea Vitone – ma c’e’ la possibilita’ di raggiungere brevemente in una settimana un posto e tornarsene indietro. C’e’ anche una valenza piu’ politica – afferma – ed e’ il fatto che questo tipo di viaggio, piu’ romantico e un po’ utopico nei confronti di un esotismo lontano, oggi non e’ piu’ possibile farlo perche’ la globalizzazione, che apparentemente ci unisce, in realta’ ci allontana attraverso la politica, a mio giudizio sbagliata, del terrore, del sospetto e della paura che si e’ incrementata soprattutto dopo l’11 settembre".

 

"Per cui – prosegue l’artista – microguerre sempre piu’ diffuse e sempre maggiori, frontiere sempre piu’ chiuse, nonostante abbiamo internet che ci permette di arrivare ovunque in tempo reale. Nonostante questo il tipo di viaggio alla Goethe, il viaggio della conoscenza, non e’ piu’ possibile".

 

"Io – racconta – ero purtroppo sulla soglia tra l’adolescenza e la maturita’, avevo 13 anni, probabilmente fosse successo un viaggio di questo tipo due anni dopo, che non era piu’ possibile perche’ ormai c’era stata la rivoluzione Khomeinista per cui le frontiere erano chiuse, e gia’ li’ iniziava la grossa cesura tra il mondo occidentale e quello mediorientale, probabilmente dal punto di vista personale avrei avuto delle esperienze e dei ricordi anche piu’ approfonditi, avrei visto – conclude – anche in maniera piu’ critica la societa’ e i cambiamenti".