Francesco M. Scorsone

Fino alla fine di novembre è possibile visitare, nel Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, le imponenti sculture di Igor Mitoraj.

Un progetto nato quattro anni addietro e che ha visto la luce solo quest’anno grazie all’apporto illuminato di qualche (strano a dirsi) amministratore pubblico e alla Fondazione Roma Mediterra-neo. Una mostra unica nel suo genere non paragonabile certamente a “Iconica” di Aron Demetz, realizzata nel parco archeologico di Selinunte nel 2004, che pure fu un evento di notevole rilievo.

“I giganti della mitologia”: con questo titolo Mitoraj ha identificato la sua mostra agrigentina inserendo di volta in volta le sue sculture tra gli spazi vuoti del parco archeologico “per creare un dialogo di prospettive” ha sostenuto l’artista nel corso di una intervista.

Veri e propri monumenti contemporanei dal “sapore” fortemente legato ai miti dell’antica Grecia. Ancora una volta sono i resti della civiltà ellenistica che fanno da scenografia, dialogando tra presente e passato con un mondo sempre più lontano ma da cui tutti traiamo linfa vitale per realizzare il nostro sogno di ritorno alle origini.

La mia personale conoscenza con il lavoro di questo artista risale al mese di febbraio del 1985 quando venne ad esporre a Palermo alla galleria La Tavolozza e da allora ho sempre seguito le sue mostre, ne cito a caso qualcuna: Firenze, Parigi, Roma, Siracusa e ancora Palermo nel 2007. Ma credo, senza ombra di dubbio, che quella agrigentina sia in assoluto quella che più mi ha emozionato non per l’imponenza delle sculture (alcune delle quali veramente gigantesche) ma perché si ha l’impressione che quei bronzi siano sopravvissuti, così come i templi, al tempo. La sensazione che si ha è di “inquietudine e straniamento” per usare un termine di Mitoraj.

Un’esposizione destinata a lasciare un ulteriore segno positivo di natura fortemente “culturale” alla Sicilia. Il dialogo che si è innescato tra l’artista e la Sicilia non è un dialogo da poco, egli nel corso di una intervista disse rispondendo alla sua intervistatrice: “A me interessa il contenuto delle opere antiche, la loro anima, non la forma estetica. Mi rendo conto che le mie opere sono trappole mentali”.

E infatti così è. Non si può, guardando le opere di Mitoraj, non pensare alle sculture greche e cioè a tutto quello che ha costituito poi nel tempo il modello della bellezza: Antigono di Caristo (Menelao e Patroclo), Fidia (Atena Promachos, Zeus Olimpo), Calamide (Afrodite e Apollo) solo per citare alcuni degli scultori greci che sono arrivati a noi. Il lavoro di Mitoraj però interviene laddove il tempo e l’incuria hanno sortito il loro effetto. I suoi modelli, diventati poi sculture monumentali sono: “Dedalo”, “Ikaro” “Ikaria” “Perseo” e tantissimi altri.

Colpisce di questo talento senza confini nazionali, di origine polacca, nato in Germania e naturalizzato in Italia, ciò che ha detto in occasione di questa mostra: “Con una battuta, potrei rispondere che è un ritorno a casa”. E noi speriamo che ci rimanga anche se ha fissato la sua dimora a Pietrasanta. Igor Mitoraj è senza dubbio uno dei maggiori scultori del nostro tempo; le sue opere sono presenti nei maggiori musei del mondo e in spazi pubblici e privati, da Londra, a Parigi, Roma, New York e diciamo pure anche a Palermo. La mostra nasce da un’idea di Lorenzo Zichichi de Il Cigno GG Edizioni e Rosalia Camerata Scovazzo, presidente pro tempore del Parco Archeologico di Agrigento. Catalogo ed. Il Cigno. Ingresso dalle 8.30 al tramonto € 1.