Aveva, probabilmente, 24 anni Caravaggio quando dipinse “I musici”, esposto in questi giorni al Palazzo Abatellis di Palermo, e per tutta l’estate, proveniente dal Metropolitan Museum of art di New York. E’ questo il primo dipinto realizzato dal Merisi al Palazzo Madama, dove fu accolto dal Cardinale Del Monte che, scoprendone il talento, lo introdusse nei raffinati ambienti culturali romani. Il Cardinale Del Monte fu un lungimirante uomo di cultura, appassionato di arte e di musica. Al Palazzo Madama vi era una stanza della musica, dove l’alto prelato custodiva diversi strumenti musicali. Non stupisce, perciò, il tema del dipinto. Tanto più se si considera che a esso fece seguito “Il suonatore di liuto”, conservato oggi all’Ermitage di San Pietroburgo.
All’epoca, d’altra parte, il liuto era considerato, tra gli strumenti musicali, il principale, e ne “I musici” ciò è evidente in quanto posto in primo piano. In entrambi i quadri il ragazzo ritratto col liuto avrebbe le sembianze di Mario Minniti, pittore siracusano amico del Merisi. Il principale biografo di Caravaggio, Giovanni Baglione, nel 1642 scrive: “dipinse per il Cardinale una musica di alcuni giovani ritratti dal naturale, assai bene”. Un giudizio lusinghiero da parte del Baglione, di certo non amico di Caravaggio, tanto da avere intentato contro di lui, che lo accusava di plagio, un processo per diffamazione. Questa annotazione fece sì che il dipinto, per molto tempo, fosse identificato col titolo “Musica di alcuni giovani”.
Nel capolavoro del giovane Caravaggio risaltano alcuni elementi, espressione del suo singolare ed eccelso talento: il realismo, il contrasto delle luci, l’attenzione ai particolari, il fascino allegorico enigmatico, la capacità di risolvere genialmente, secondo una studiata concezione dello spazio, l’accostamento di più figure e strumenti. Nel dipinto sono raffigurati, avvolti in abiti antichi che non ne celano la nudità di parti del loro corpo, quattro giovani intenti a preparare l’esecuzione musicale. I giovani appaiono concentrati nello studio della musica da suonare. E però la loro espressione, dolce ed estasiata (quasi fossero rapiti dalla magia della musica), crea un’atmosfera vagamente allusiva e sensuale. La presenza, peraltro, sulla sinistra della tela, del Dio Amore, riconoscibile dalle ali, con in mano un grappolo d’uva, sottolinea, secondo alcuni studiosi, l’intimo nesso tra eros e musica. Da notare che il ragazzo che appare sullo sfondo del dipinto potrebbe essere, come da tanti sostenuto, lo stesso Caravaggio.
Anche in questo quadro il gioco delle luci, che si affinerà nella produzione più matura del Merisi, assume un ruolo non secondario e si accentua nel contrasto delle spalle luminose del ragazzo che legge lo spartito e del drappo rosso del suonatore di liuto con l’oscurità delle ali del Dio Amore. Caravaggio prestava molta cura a ogni particolare. Ciò si rivela nel disegno dello spartito musicale, che è stato identificato, nonostante il cattivo stato di conservazione del dipinto, in un madrigale del compositore fiammingo Jacques Arcadet. Nel dipinto viene rappresentato, per la prima volta, un gruppo di musici e non più una figura isolata. Quattro giovani e tanti strumenti all’interno di una tela avrebbe potuto condurre a una sovrapposizione di immagini o comunque a una raffigurazione confusa e non ben delineata. Ma Caravaggio aggira il rischio, oltre che con gli effetti cromatici del chiaro-scuro, conferendo al dipinto una profondità tridimensionale, che ha il suo segreto soprattutto nel gomito del ragazzo di spalle che dà l’illusione ottica di fuoriuscire dalla tela. Un colpo da maestro che consegna all’arte un’opera, seppure giovanile, di grande rilievo. I palermitani e i turisti presenti nella città non perdano l’occasione di ammirarla.
