Francesco M. Scorsone

La Soprintendenza regionale per i Beni Culturali di Palermo ha deciso di fare ai siciliani un bellissimo regalo esponendo per la prima volta, nel restaurato palazzo Ajutamicristo Via Garibaldi n. 41 a Palermo, parte della collezione pubblica di arte contemporanea di proprietà della Regione Siciliana e precisamente individuando nel periodo compreso tra Giuseppe Sciuti e Piero Dorazio quella che ha ritenuto più significativa. Non vi è dubbio che il lavoro fatto è stato notevole, come peraltro usa fare Sergio Troisi, ma è la materia questa volta a non essere all’altezza del curatore.

 

Egli stesso nella sua ben articolata e puntuale presentazione in catalogo ci rende edotti circa gli eventi avvenuti a monte della costituzione della collezione. In molti casi coloro i quali hanno fatto le scelte di acquisizione o meno si sono dovuti “scontrare” con le corporazioni e con la politica del tempo.

 

Fermi restando i nomi storici che tutti conoscono e che cito a scanso di equivoci: Giacomo Balla, Renato Birolli, Corrado Cagli, Carlo Carrà, Pietro Consagra, Giorgio De Chirico, Piero Dorazio, Emilio Greco, Renato Guttuso, Carlo Levi, Giacomo Manzù, Marino Marini, Arturo Martini, Francesco Messina, Achille Perilli, Giuseppe Sciuti, Gino Severini, Mario Sironi, Emilio Tadini e Francesco Trombadori ed altri che danno peso notevole alla collezione a prescindere dai tre periodi identificati dal curatore, la stessa presenta, come si è detto, (per dovere di completezza della mostra stessa e soprattutto per avvalorare le scelte del tempo) anche quelle opere di scarso interesse storico e collezionistico.

 

Il primo periodo è costituito da: “anni trenta/quaranta” nella quale spiccano nomi quali Ottone Rosai, Domenico Lazzaro, Arturo Martini, Giacomo Manzù e Nino Franchina. Autori tutti di grande qualità e che negli anni a seguire hanno avuto notorietà e in qualche modo costituiscono tutt’ora elemento portante di quel periodo storico dell’arte italiana. La collezione segue con la mostra organizzata a Palermo dal Centro d’Azione per le Arti: “Ventuno artisti italiani” inaugurata il 24 luglio del 1942 nei locali del teatro Massimo di Palermo.

 

La mostra fu un evento al quale, dopo una serie di vicende, il gallerista Stefano Cairola viene nominato dal ministro per l’educazione Giuseppe Bottai direttore artistico. Cairola invita a Palermo per l’occasione gli artisti: Renato Birolli, Carlo Carrà, Felice Casorati, Giorgio De Chirico, Raffaele De Grada, Filippo De Pisis, Nino Franchina, Renato Guttuso, Mario Mafai, Giacomo Manzù, Mario Marcucci, Marino Marini, Arturo Martini, Francesco Menzio, Giuseppe Migneco, Enrico Paolucci, Ottone Rosai, Giuseppe Santomaso, Pio Semenghini, Gino Severini, e Arturo Tosi. Tutti artisti di grandi qualità e di comprovata esperienza (alcuni dei quali avevano già esposto al ”Premio Bergamo” come Guttuso e Menzio, quest’ultimo aveva già vinto nel 1939 la rassegna). Alcune di queste tele, 18 per l’esattezza, vennero acquisite a suo tempo dalla regione siciliana e da altri Enti. Oggi sono esposte in mostra e pubblicate nel catalogo edito dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana dopo essere state restaurate.

 

La terza sezione documenta la qualità dell’operazione e il tipo di attività espositiva con un riferimento alle mostre di Guttuso e Consagra allestite a Palazzo dei Normanni. Malgrado la sospensione per effetto del lungo periodo post bellico la collezione abbraccia un periodo abbastanza ampio: dalla fine del secondo conflitto fino alla fine degli anni cinquanta e viene denominata dal curatore “Il lungo dopoguerra”.

 

Il percorso Novecentista di questo periodo è altalenante. La presenza di nuove correnti marcatamente siciliane, anche se formatesi a Roma come “Forma 1”, il ritorno dall’esilio di Franco Grasso, la forte presenza nel territorio dei due segretari del sindacato delle Arti come Leo Castro e Pippo Rizzo, l’istituzione nel 1946 della 1ª e unica Biennale delle arti figurative a Palermo, dovevano in qualche modo dare impulso ai movimenti artistici dell’isola ma, malgrado la presenza e l’acquisizione di opere nel tempo di Gino Severini, Giacomo Balla, Achille Perilli, Pietro Consagra, Piero Dorazio frutto della presenza di galleristi tra i più noti e iniziative come il “Premio città di Acitrezza” non si riuscì a scardinare nel collezionismo siciliano quell’attardamento culturale cronico e sonnolento di tipo Ottocentista.

 

Nessuna apertura degna di tale nome riuscì a scuotere, più che gli artisti e i collezionisti, quella che al tempo era l’informazione sugli eventi internazionali che nel frattempo si susseguivano febbrilmente. Un qualche mite risveglio si manifestò con l’arrivo a Palermo di Albano Rossi nel 1953 da Milano come collaboratore per la rubrica radiofonica regionale delle arti. Ma questo è un altro discorso. La mostra “Da Sciuti a Dorazio”, curata da Sergio Troisi, sarà aperta fino al 6 febbraio 2012 ed è visitabile a Palazzo Ajutamicristo Via Garibaldi n. 41 a Palermo dal martedì al sabato 9.00-18.00, domenica e festivi 9.00-13.00.