Talvolta la storia delle comunicazioni ed i suoi segni, ci propongono enigmi di difficile soluzione, ma il tempo e la ricerca sono spesso capaci di svelare anche i misteri più oscuri.
Lo studio della complessa lettera che esaminiamo oggi e dei suoi segni postali, è durato un ventennio e per comprenderne a fondo la storia ed i significati, occorre andare indietro di nove secoli.
Malta nel Regno normanno di Sicilia
Completata la conquista della Sicilia e domata la rivolta di Acerenza, Ruggero il Normanno nel 1091 armò una flotta e partì alla conquista di Malta.
Ordinò che le navi si riunissero a Capo Scalambri, porto dal quale Belisario era partito alla conquista di Malta quattro secoli prima. Affidata
Ruggero temerariamente sbarcò per primo con un manipolo di 13 cavalieri e dopo le prime scaramucce con gli arabi che occupavano l’Isola, il giorno dopo, raggiunto dalle altre navi e dal resto dell’esercito, mosse contro la città.
Il Kaid di Malta, a fronte delle soverchianti forze del Normanno, ritenne opportuno arrendersi e venire a patti. Avrebbe liberato tutti i prigionieri cristiani che da anni erano stati deportati nell’Isola, dopo che gli stessi arabi, come si legge nel Kitab al Rawd al Mitar, scritto da Muhammad bin Abd al Munim al Himyari, avevano ripopolato l’Isola con famiglie provenienti dalla Calabria e dalla Sicilia.
Faceva parte della capitolazione la consegna delle armi e dei cavalli, il pagamento di un cospicuo riscatto ed un tributo annuale. Infine il Kaid avrebbe tenuto la città e L’Isola in nome e per conto di Ruggero, diventando suo vassallo.
Ruggero venne detto da allora “Il liberatore”, ed imbarcati i cristiani liberati che tanti erano da far temere che le navi affondassero, fece rotta per la Sicilia.
A Gozo i prigionieri cristiani liberati, diedero sfogo alla loro ira contro i vecchi carcerieri e la saccheggiarono, assoggettandola in nome di Ruggero, che offrì loro quelle terre desolate concedendo libertà e promettendo aiuti dalla Sicilia, nonché l’esenzione perpetua dalle tasse. Non molti rimasero, ma l’esenzione dalle tasse venne mantenuta.
Pertanto nel 1130, quando Ruggero II diventò re di Sicilia per investitura dell’Antipapa Anacleto II, poi confermata da Papa Innocenzo II (ed accettata dai principali feudatari), divenne Sovrano non solo dell’Isola, ma anche dei territori normanni dell’ex Contea di Puglia e Calabria, che già deteneva in unione personale, e di Malta che veniva di diritto infeudata alla Corona Normanna siciliana.
I normanni erano un popolo guerriero e spietato in battaglia, ma di grande saggezza e tolleranza: il loro dominio nell’Italia meridionale, che si sviluppa tra l’XI e il XII secolo, segnerà un’epoca d’oro e di concordia tra vincitori e vinti, specialmente in Sicilia, dove vivranno in armonia genti di ogni razza, religione, stirpe e cultura.
I Cavalieri Gerosolimitani a Malta
Come è noto la storia di Malta si sviluppa per secoli attorno alla vicenda dei Cavalieri Gerosolimitani.
La nascita dell’Ordine risale al 1048. Alcuni mercanti della Repubblica di Amalfi ottennero dal Califfo d’Egitto il permesso di costruire a Gerusalemme una chiesa, un convento e un ospedale al fine di assistere i pellegrini.
Con Bolla pontificia di Pasquale II, il 15 febbraio 1113 l’ospedale di San Giovanni venne posto sotto la tutela papale, con diritto di eleggere liberamente i suoi capi, senza interferenza, ed in tal modo l’Ospedale divenne Ordine.
All’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme venne concessa totale indipendenza sotto la guida del suo fondatore il Beato Gerardo.
Tutti i Cavalieri erano religiosi e legati dai voti di povertà, castità ed obbedienza.
A fronte della necessità di difendere materialmente con le armi in pugno l’Ordine e l’ospedale dai continui attacchi, i Cavalieri vennero militarizzati ed alla missione umanitaria si aggiunse il compito di difesa della cristianità.
Nel
L’Ordine costruisce una potente flotta navale con la quale controlla il Mediterraneo orientale, partecipando a numerose battaglie. L’ordine dei Cavalieri è indipendente, esprime una notevole forza militare sui mari e gode del riconoscimento internazionale delle Nazioni cristiane: questi elementi gli valgono il riconoscimento di una sovranità paragonabile a quella di uno Stato.
Rodi venne assediata dalla flotta e dall’esercito ottomano del Sultano Solimano il Magnifico, e dopo sei mesi di assedio e di violenti e sanguinosi combattimenti, nel 1523 i Cavalieri vennero costretti ad arrendersi e ad abbandonare l’isola di Rodi: venne loro riconosciuto l’onore delle armi per il valore dimostrato.
Nel 1530 il Gran Maestro Fra’ Philippe de Villiers de l’Isle Adam prende possesso dell’isola di Malta, che viene ceduta all’Ordine dall’Imperatore Carlo V, con l’approvazione di Papa Clemente VII, che in virtù del Donativo di Costantino, si professava feudatario non solo di Sicilia ma anche di Malta. Avviene così il primo scorporo che allontana Malta dalla Corona siciliana, pur mantenendosi stretti ed ottimi rapporti tra
Nella concessione imperiale si stabiliva comunque che l’Ordine si sarebbe mantenuto neutrale in caso di guerre tra nazioni cristiane.
La flotta dell’Ordine, considerata una delle più potenti del Mediterraneo, partecipò alla distruzione della potenza navale degli Ottomani nella battaglia di Lepanto del 1571.
Nel 1798, Napoleone Bonaparte sulla rotta per l’Egitto, occupa Malta che costituisce una base strategica di grande rilievo, ed i Cavalieri sono costretti ad abbandonare l’Isola, tenendo fede alla clausola della concessione di Carlo V ed alla regola dell’Ordine che impediva di usare le armi contro fratelli cristiani.
Nel 1800 gli inglesi, con l’aiuto della flotta siciliana, ripresero l’Isola, che da quel momento venne separata, anche formalmente, dalla sovranità siciliana.
L’Ordine si trasferì temporaneamente a Messina, poi a Catania ed a Ferrara: infine a Roma nel 1834.
Il documento postale come fonte materiale
Questa lunga premessa risultava indispensabile per aiutarci a comprendere le vicende della lettera che vediamo in foto (si consiglia di ingrandire cliccando sull’immagine).
Una considerazione va subito evidenziata: talvolta, come in questo caso, la storia postale ci propone dei documenti dei quali è possibile rintracciare solo indirettamente e deduttivamente la premessa normativa. Questa circostanza, pur concomitante con l’unicità del pezzo, non deve scoraggiare l’indagine, specialmente dopo che sia stata esclusa tecnicamente la falsità del documento.
A complicare l’indagine svolta, hanno contribuito i fantasiosi falsari, attivi in ogni tempo, e poiché un’impronta inerente alla storia postale di Malta e della Sicilia, riveste un interesse di grande rilievo storico postale, oltre che un notevole valore venale, si sono registrati due tentativi di falsificazione, uno dei quali, perpetrato su una lettera del 1788, venne incautamente certificato e pubblicato nel 1985, non corredato da analisi fisico chimiche.
Un’altra impronta definita “postuma”, in realtà falsa, venne riscontrata nel 1988 al verso di una lettera da Malta per Venezia del 1783, che per il resto risulta originale.
La missiva oggi in esame, datata Malta il 20 Gennaio 1797, arriva in Sicilia nel febbraio successivo. E’ indirizzata “A Sua Eccellenza il Reverendo Signor Bali Fra Gioacchino de Requesens Degnissimo ricevitore per
Al suo arrivo a Palermo sulla lettera venne apposto il datario in nero che vediamo sul fronte “FEB°
Al verso della lettera è nitidamente impressa in nero un’impronta nominativa “MALTA” di chiara foggia settecentesca, molto somigliante nei caratteri ai datari palermitani coevi. E’ questa, alla luce delle attuali conoscenze, l’unica lettera nota che riporti questa impronta.
Nel
La lettera è stata assoggettata al pagamento di Grana 5, come da segno a barra di porto base, vergato sul fronte, da pagarsi in arrivo a Palermo al corriere.
Infatti, al contrario di quanto dichiarato in uno dei certificati peritali, che pure attesta la rarità e l’originalità della lettera e dei suoi bolli, il segno “/” vergato sul fronte, corrispondeva al porto base di tariffa ordinaria di 5 Grana e non ad “1 Grano”.
E’ opportuno ricordare che l’impronta di provenienza di cui trattiamo, è nota fin dal 1979; ma a quel tempo non erano ancora disponibili gli accertamenti tecnici ora effettuati e venne classificata come bollo di incerta autenticità, nel prestigioso catalogo “The Postal History of Sicily from its beginnings to the introduction of the postage stamps” di Paolo Vollmeier, edito nel 1998.
La possibilità di visionare oggi il documento nella sua interezza, l’acquisizione di nuove informazioni e gli esami di laboratorio, ci consentono finalmente di sciogliere positivamente il dubbio insorto illo tempore.
Motivazione dell’impronta di provenienza
Il punto di partenza è la tariffa postale siciliana, annessa al provvedimento di riforma del 1786, che introduceva nell’isola l’uso delle impronte ad umido di provenienza, da apporre nella Città di Palermo e per corsa di provenienza.
I motivi per i quali le lettere da Malta per
“Il fittuario della Corsa da Palermo a Siracusa avrà il profitto delle lettere di andata, e venuta dall’Isola di Malta, che saranno trasportate per via del suddetto viaggio, e non già di quelle che saranno spedite dall’estero per Malta e per qualsivoglia altro luogo della Sicilia, dovendo rimanere per conto dell’amministrazione delle Poste, come restar devono a vantaggio delle stesse le lettere suddette di Malta e di Napoli, di estero che per via di mare pervengono a questo Regio Officio.”
Sussisteva quindi l’esigenza di una contabilità separata per le lettere Malta-Sicilia e viceversa, che ci viene confermata dall’esistenza dei successivi bolli ovali ottocenteschi.
Ad ulteriore comprova di tale specialità della corrispondenza tra Malta e
Questa previsione quindi conferma il particolare trattamento delle lettere da e per Malta in relazione alla destinazione finale o provenienza dall’estero.
Il distinguere le lettere che dovranno rimanere “A beneficio dell’Officio” dalle altre, pur destinate o provenienti da Malta, conferma chiaramente il diverso trattamento riservato alle lettere solo in transito rispetto a quelle con destinazione finale Sicilia o da questa provenienti.
La contabilizzazione separata delle lettere da e per Malta è evidente anche in una nota di spedizione del 26.2.1807, da Siracusa per Noto, con il corriere Stefano Catalano, dove si vede che le lettere per Malta sono contabilizzate in modo separato dalle altre (Il documento è stato pubblicato sul numero 12/2001 di Sicilpost Magazine).
I motivi della concessione di questo particolare regime, che vediamo risalire a tempi remoti, possono apparire non chiari, ma è possibile avanzare un’ipotesi ragionata.
Risulta evidente che la concessione non intendeva favorire i corrieri che con l’amministrazione avevano un rapporto contrattuale sinallagmatico ovvero basato sulla perfetta reciprocità di prestazione e controprestazione.
Questa “sostanziale” esenzione dalla tassa postale, deriva verosimilmente dall’antica concessione dell’esenzione dalle tasse per i maltesi fatta da Ruggero il normanno, che risultava ancora vigente, anche se l’isola di Malta sostanzialmente (ma non formalmente) non faceva più parte della Corona Siciliana.
Inoltre, la rinuncia alla esazione all’interno della Sicilia della “tassa postale” in senso proprio, autorizzava implicitamente i Cavalieri dell’Ordine, invero gli unici ad avere una minima corrispondenza con l’Isola da Malta, ad utilizzare, secondo le circostanze e la convenienza, un corriere privato apposito, o “Serio”, senza incorrere nei rigori determinati dal regime di monopolio con cui veniva esercitato il servizio postale.
Non è questo l’unico esempio, nella Sicilia borbonica, di particolare regime di esenzione totale o parziale dalla tassa postale.
La posta diretta agli schiavi era esentata da qualsiasi tassa che ricordiamo si esigeva di regola in arrivo fino al 1858. Come pure la posta diretta agli Ordini religiosi mendicanti era esentata dal pagamento, limitatamente alle missive provenienti dall’Isola.
In questi casi era infatti regola generale dell’Amministrazione postale borbonica, la concessione di totale esenzione allorquando non avesse sostenuto una spesa “viva” per acquisire (“riscattare”) la lettera dall’Amministrazione postale che la deteneva e che l’aveva trasportata ai confini dello Stato. Proprio al confine generalmente, in epoca prefilatelica ed in assenza di convenzioni postali, le diverse Amministrazioni eseguivano il cambio per consegna delle corrispondenze, compensando con complicate contabilità, determinate anche dalle diverse valute, le rispettive spettanze. Quando l’acquisizione della missiva rappresentava un costo, l’Amministrazione non rinunciava mai al relativo pagamento.
E’ questa dunque la spiegazione dell’esistenza e della necessità di una impronta che distinguesse le lettere provenienti da Malta e dirette all’interno della Sicilia.
Infatti dovendo trattenere per se il Corriere affittuario i relativi proventi del trasporto, al fine di evitare abusi, risultava necessario distinguere tali lettere da quelle che pervenivano dal capo corsa, Messina o Siracusa, o da altre località poste sui cammini, la cui tassa era di pertinenza dell’Amministrazione postale.
Le comunicazioni postali con l’isola di Malta
Dall’opera Seicentesca di Ottavio Codogno sui cammini ed itinerari postali rileviamo: "Quelli che scrivono a Malta, danno le lettere alli ricevitori di quella religione (i Cavalieri di Malta) perché essi le inviavano colà con Fregate". I ricevitori maltesi che operavano a Messina ricevevano le lettere di Malta e le inviavano a Napoli con l’ordinario settimanale del venerdì, quindi proseguivano per Roma con i corrieri napoletani e da Roma venivano inoltrate in tutta Europa. Le lettere del nord dirette all’isola di Malta transitavano per lo più per Venezia, da dove il corso postale seguiva più vie diverse collegate fra di loro.
Ogni sabato partiva da Venezia l’ordinario della compagnia dei Corrieri Veneti per Roma, dove la posta diretta a Napoli ed a Malta veniva consegnata all’ufficio della Posta Napoletana, questa a sua volta faceva proseguire le lettere mediante staffette fino a Napoli, dove venivano imbarcate nella nave dell’ordinario settimanale che collegava
Molto interessante l’annotazione dell’esistenza dei “Ricevitori maltesi che operavano a Messina”, che ci da la misura del fenomeno, specialmente per quanto attiene alla corrispondenza inoltrata per mare verso Napoli. Ugualmente si evidenzia a Messina nel Seicento, l’esistenza di un “ufficio di posta estera” ante litteram.
Si evince quindi che la corrispondenza tra Malta ed il Continente, via Messina fosse abbastanza continua, specialmente verso Padova e Venezia dove l’Ordine aveva importanti presenze istituzionali. Al contrario, l’unico archivio dal quale si traggono notizie di relazioni postali tra Malta e
Dall’incipit della stessa lettera apprendiamo che: “Ieri avendo portato due dispacci la nostra barca ordinaria…”. Quindi la posta da Malta veniva trasportata non solo a Siracusa ed al Carricatore di Pozzallo con barche private, ma anche ordinariamente a Messina con la fregata dell’Ordine dei Cavalieri.
Ulteriori notizie si estraggono dal manifesto "Nota delli giorni delle partenze…" del 1735, dove viene riportato chiaramente che le lettere per Malta vanno lasciate a Scicli, presumibilmente per essere imbarcate su navi che partivano dal vicino Carricatore di Pozzallo. Scicli si trovava in quell’epoca, sul "Cammino del Contado" di Modica.
Anche la sopra ricordata nota di spedizione del 1807, dove vengono elencate a parte le lettere per Malta, indica le lettere in partenza per Siracusa, Noto “e più per Malta”, comprovando che queste sarebbero dunque partite da Pozzallo e non da Siracusa.
Nelle lettere che si conoscono viaggiate da Malta per il Continente, naturalmente non vi è traccia dell’impronta “MALTA”, che aveva una funzione solo per quelle destinate a località siciliane; sovente si riscontra l’impronta “MESSINA” apposta al recto o al verso come timbro di provenienza a Napoli, coerentemente a quanto riporta il Codogno.
Motivi della rarità dell’impronta
La prima considerazione l’abbiamo anticipata ed è relativa al fatto che ad oggi si conoscono pochissime lettere e tutte provenienti da un solo archivio palermitano, circostanza che riduce di molto la possibilità di acquisire ampie documentazioni.
Si evidenzia inoltre che l’introduzione delle impronte ad umido, appunto avvenuta con la riforma del 1786, è andata a regime in un tempo che va dai due ai tre anni. Né è possibile stabilire con certezza quando detto timbro sia stato reso disponibile e quando messo fuori uso. Ulteriore motivo di rarità, comune al materiale settecentesco, è la perdita di molti archivi per avvenimenti naturali, quali incendi e distruzioni. Nel caso in esame si può inoltre ipotizzare lo spostamento in più luoghi, a causa dell’esilio patito dai Cavalieri e delle loro peregrinazioni.
Ma la circostanza essenziale a noi pare il fatto che la lettera viaggia nel 1797: nel 1798 Malta viene occupata dalle truppe napoleoniche dirette in Egitto ed è possibile ipotizzare che dal 1798 detta agevolazione, che determinava la necessità dell’impronta di provenienza, non sia stata più applicata alla corrispondenza proveniente dall’Isola, considerata occupata da forze nemiche. Questa circostanza aiuterebbe a spiegare l’unicità ovvero l’estrema rarità dell’impronta, appena utilizzata, come dimostra lo stato d’uso, e subito messa da parte a causa degli eventi militari e politici.
Il luogo di bollatura
Dovendosi distinguere le lettere al momento della loro immissione in Sicilia, sarebbe logico supporre che l’impronta di provenienza “MALTA” venisse apposta sulla soprascritta o al retro, allo sbarco dai navigli e comunque prima della consegna delle lettere al corriere. Ma i criteri odierni non sono adeguati alla comprensione di fenomeni così remoti e relativi a società e sistemi, strutturati secondo esigenze ben differenti.
Una delle poche lettere conosciute, datata 1800, trasportata con certezza dalla corsa di Siracusa, come comprovato dal bollo apposto a Palermo, non riporta l’impronta “MALTA”. La circostanza che la lettera in esame sia stata trasportata con la fregata dell’Ordine e con la corsa “ordinaria” di questo, perché di essa dichiaratamente si servivano i due corrispondenti, farebbe pensare che tale impronta sia stata apposta a Messina, o dai ricevitori Maltesi o dall’affittuario della corsa per Palermo.
Ma i ricevitori maltesi non avevano alcun motivo pratico di segnare in tal modo queste corrispondenze ed il fatto che le contabilità delle corse con i corrieri affittuari si svolgesse a Palermo, e che la riforma del 1786 stabilisse la bollatura in arrivo solo nella Capitale, farebbe propendere per l’apposizione a Palermo di detta impronta. Potrebbe sembrare un sistema farraginoso, ma questo era adottato per tutte le corse e la corrispondenza da e per Malta era ben poca, e quasi tutta proveniente e diretta a Palermo.
Alla luce delle considerazioni svolte, non ritengo possibile allo stato dei fatti, stabilire con certezza dove l’impronta sia stata apposta e tenuto conto che gli inchiostri utilizzati per i due bolli, pur coevi, hanno oleosità e alone differente, resta comunque il dubbio che essa sia stata apposta si a Palermo, ma presso due bollatori diversi.
Le analisi chimico fisiche effettuate
Si premette che dall’incisione ancora oggi visibile nella carta della soprascritta e dalla distribuzione contornata dell’inchiostra sulla carta, si stabilisce con certezza che l’impronta è stata impressa da un timbro realizzato in metallo.
E’ stato eseguito un esame FTIR, ovvero una spettroscopia laser infrarossa, sulla carta e sugli inchiostri neri dei due bolli, e gli esami di riflettografia UV e IR sull’intero recto della lettera.
Gli spettri FTIR dei due inchiostri (il bollo MALTA ed il datario di Palermo in arrivo) sono nel complesso molto simili, anche se presentano, su alcune bande, delle piccole differenze. I grafici FTIR sono compatibili con quelli di inchiostri usati nel periodo della lettera.
L’esame FTIR comprova che i due inchiostri neri analizzati non hanno differenze macroscopiche che possano far pensare ad una falsificazione di uno o di entrambi. Questo dubbio sarebbe insorto se avessimo rilevato un pigmento nero di tipo sintetico, non realizzabile alla fine del ’700.
Poiché l’età di un inchiostro nero realizzato con “nerofumo” (cioè carbonio) o ferro-gallico, non è facilmente distinguibile dalla spettrografia FTIR, perché l’inchiostro ha praticamente lo stesso spettro, che sia vecchio di 300 anni o che sia recente, è stato eseguita una analisi specifica sull’alone oleoso del datario. Il suo spettro conferma l’autenticità dell’inchiostro, in quanto l’evidenza del degrado dell’olio è in linea con gli spettri di riferimento. Non abbiamo un analogo alone sul bollo "Malta", probabilmente perché fu usato un legante diverso che non si è degradato come il primo.
Quest’ultimo circostanza può avvalorare la tesi che l’impronta possa essere stata apposta in un luogo diverso da Palermo, dove invece sicuramente venne impresso il datario.
Conclusioni e ringraziamenti
Lo studio della lettera in senso lato, non ha tralasciato la ricostruzione della sua vicenda “commerciale” moderna: dalla “inchiesta” condotta presso i diversi proprietari, risulta essere stata acquistata da un collezionista, a Palermo, per poche Lire da un “Cartaro” intorno al 1979, insieme ad altro materiale della stessa epoca, e successivamente venduta nel 1981 all’attuale proprietario, per una modesta cifra.
Infine si ringrazia l’ing. Giorgio Chianetta, appassionato studioso del settore prefilatelico, per la preziosa collaborazione prestata durante le lunghe e non facili ricerche che hanno portato alle conclusioni esposte.
Spero infine che qualcuno tra i tanti cultori di questo settore, sia in possesso e quindi divulghi ulteriori documenti relativi al trattamento delle lettere scambiate tra Malta e
