Giulio Giallombardo

Un patrimonio archeologico a cielo aperto preda dei tombaroli. Ci troviamo a Cozzo Tutusino, a pochi chilometri da Resuttano. Nella zona, che ricade nella provincia di Palermo, più precisamente nel territorio di Petralia Sottana, si trova un’area sottoposta a vincoli archeologici dal 1996.

 

Si tratta di una zona a circa 800 metri d’altezza, sopra una piccola collina facilmente raggiungibile da un sentiero. Basta fare due passi in quella che era un’antica necropoli risalente al IV secolo avanti Cristo, per trovare in abbondanza, sparsi ovunque, reperti di tutti i tipi: frammenti di anfore, vasi e suppellettili varie. Qualche coccio conserva ancora le caratteristiche decorazioni bicrome tipiche dell’arte greca.

 

Il bene, pur essendo sottoposto a vincolo, non è recintato ed è ormai preso d’assalto dai tombaroli, come testimoniano le tante buche scavate nel terreno: se già in superficie i frammenti sono facilmente reperibili, chissà quello che si nascone appena sotto terra.

 

“Non ci è giunta dalla Soprintendenza alcuna segnalazione riguardo a questo sito”. Così commenta Camilla Mineo, dirigente del Servizio patrimonio archeologico dell’assessorato ai Beni culturali della Regione Siciliana. “Se dovessero arrivare disposizioni d’intervento nella zona, – prosegue – valuteremo le azioni in base alla nostre disponibilità”.

 

Ma il problema dei tombaroli a Cozzo Tutusino è noto da tempo alla Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo. “È un’area molto isolata, – precisa Stefano Vassallo, responsabile del Servizio Beni archeologici – la vera tutela la fanno i carabinieri della zona. È una situazione che purtroppo va avanti da anni. Bisognerebbe controllarla giorno e notte, ma è una lotta impari. È difficile controllare anche le aree archeologiche recintate come quella di Imera, ad esempio, figuriamoci quelle aperte. In Sicilia ce ne sono a decine”.