Giulio Giallombardo

(Ivana Cataudella) Nella Biblioteca Comunale di Palermo si trovano due antichi manoscritti dai quali è possibile risalire, con rilevante certezza, alla data del 1534 per collocare storicamente il riconoscimento legale dell’Ordine dei cappuccini in Sicilia. I famosi frati partirono da Messina per diffondere nell’intera isola loro attività di evangelizzazione, ma fu a Castronovo, in provincia di Palermo, la fondazione del loro primo convento seguito da quello di Palermo, Polizzi Generosa e Caltanissetta.

Nell’arco di quarant’anni, i cappuccini fecero edificare ben 50 conventi facenti capo a tre Padri Provinciali, essendo la Sicilia divisa nelle tre province di Palermo, Messina e Siracusa. La Santa Sede, per ciascuna di tali province assegnò vari conventi: 18 alla Provincia di Palermo (Val di Mazara), 17 alla Provincia di Messina (Val Demone) e 15 alla Provincia di Siracusa (Val di Noto).

In proposito, significativo appare il richiamo alla cronistoria Cappuccina di Padre Bonaventura Seminara da Troina, custodita presso l’Archivio Provinciale Cappuccino di Messina, riproposta dall’ Architetto Filippo Imbesi.

Quest’ultimo, nella sua ricerca sul Convento dei Cappuccini di Barcellona Pozzo di Gotto, scrive: “A seguito delle difficoltà derivanti dalla vastità del territorio siciliano e dall’elevato numero di frati che risiedevano nei conventi siciliani nel 1569, il Vicario Generale dell’Ordine, Padre Mario da Mercato Saraceno, si rivolse al Cardinale Giulio Antonio Santori, Vice Protettore dell’Ordine, affinchè esplicasse, presso la Santa Sede le pratiche tendenti ad ottenere la ripartizione in tre provincie religiose della Sicilia. Il Papa Pio V, il 21 novembre del 1570, esaudì benignamente la richiesta dei cappuccini siciliani. In seguito, il 25 maggio 1573, il Reverendissimo Padre Vincenzo da Monte Olmo, Vicario Generale dell’Ordine che si teneva ad Ancona, decretò la spartizione della Sicilia in tre provincie religiose. Il Decreto Generalizio, però, non venne però gradito da molti cappuccini siciliani. L’anno seguente, nel convento di Messina, durante il Capitolo Provinciale, presieduto dal Padre Girolamo da Città di Castello, fu determinata la divisione della Sicilia cappuccina in tre valli: Val Demone, Val di Noto, e Val di Mazzara, secondo l’antica distribuzione amministrativa dell’isola durante il dominio musulmano”.

Un altro aspetto significativo del percorso dei cappuccini in Sicilia, è quello relativo al numero dei conventi che, già nel 1650, si contavano in un numero complessivo di un centinaio. Nel 1670, al fine di semplificare i rapporti giurisdizionali fra singolo convento e Padre provinciale, la Provincia di Palermo fu divisa in tre custodie, rispettivamente di Palermo, Trapani e Girgenti. Tra il ‘700 e l’800, cresceva l’ostilità nutrita dal Regno Borbonico, nei confronti degli Ordini Religiosi, al punto che nel 1788 un editto del Re sanciva la scisma con la Chiesa di Roma, facendo dipendere tutti gli Ordini dai Vescovi diocesani.

Da quel momento il Papa decretò per la Sicilia l’esigenza di istituire nuove diocesi per avvicinare ad esse tutte le comunità sparse nella Regione. In 30 anni ne furono istituite sette: Nicosia, Palazzolo Acreide, Caltagirone, Noto, Caltanissetta, Trapani e Acireale. Negli anni seguenti, sia durante i moti del 1848, che nella rivolta indipendentista del 1860, la Chiesa siciliana rimase vicina alle istanze della popolazione fino al 1866 quando, dopo l’Unità d’Italia, arriva lo scioglimento delle Corporazioni. In Sicilia l’Ordine Cappuccino entrò così in una drammatica situazione: tra i 41 conventi abitati prima delle leggi eversive, solo 10 poterono essere recuperati.

Un’ ultima curiosità in merito all’Ordine dei frati è legata alla pratica della mummificazione dei cadaveri. Tuttavia, prima di darne spiegazione, occorre premettere che intorno al XVIII secolo, le leggi emanate dal Regno di Napoli e Sicilia in merito seppellimento dei cadaveri imponevano sepolture fuori dai centri abitati. Ciò nonostante, i Cappuccini non osservarono quelle leggi, perché ritenevano la persona deceduta meritevole di essere custodita in un particolare ambiente di sacralità e spiritualità, che era quello delle catacombe o della cripta sepolcrale.

In proposito, non si può fare a meno di richiamare il Convento dei Cappuccini di Palermo, noto per le sue catacombe che conservano i cadaveri, taluni mummificati, altri imbalsamati, di circa 8.000 persone tra esponenti del clero e della ricca borghesia palermitana, deceduti tra il VXII e il XIX secolo. Quella della piccola Rosalia Lombardo, bimba di due anni morta presumibilmente per un’infezione bronchiale, è la mummia più famosa conservata nelle catacombe dei cappuccini. Il viso della bambina appare così intatto da dare l’impressione che la piccola stia dormendo.