Il centenario della nascita di Giuseppe Lazzati, figura eminente di intellettuale cattolico impegnato nella politica e nel sociale, non è passato inosservato a Palermo. Promosso dall’Istituto Pedro Arrupe e dall’Associazione “Audacia nella speranza”, in collaborazione con la rivista “I Quaderni di Alveare”, si è svolto venerdì scorso, nel Centro Educativo Ignaziano, il convegno: “Lazzati: un fedele laico nella città dell’uomo”. Preceduto dai saluti di Padre Francesco Beneduce, rettore del Centro Educativo Ignaziano, l’incontro è stato animato dalla presenza di autorevoli personalità di vari settori: Padre Bartolomeo Sorge, direttore di “Aggiornamenti Sociali”, Giuseppe Lupo, neo segretario regionale del PD, Padre Gianni Notari, direttore dell’Istituto “Pedro Arrupe”, Pino Toro, presidente dell’Associazione italiana contro le Leucemie di Palermo, Romolo Meninghetti, giornalista, Nino Alongi, editorialista de “La Repubblica-Palermo”, nelle vesti di moderatore. Ha partecipato anche Luca Frigerio, autore del volume “Lazzati, il maestro, il testimone, l’amico”.
“Alcuni uomini lasciano il segno, altri sono un segno. E Giuseppe Lazzati è stato un segno”, così ha introdotto il suo personale ricordo Bartolomeo Sorge. Un segno che ha tracciato e traccia un percorso da seguire per i cattolici laici impegnati a costruire quella che Lazzati chiamava “la città dell’uomo”.
La vita di Lazzati, nato a Milano il 22 giugno 1909 e morto il 18 maggio 1986, è stata travagliata e intensa. E’ in corso il processo di beatificazione. Laureatosi in lettere classiche alla Cattolica di Milano nel 1931, già nel 1939 è incaricato della docenza di “Letteratura cristiana antica” nello stesso Ateneo. Ma la carriera universitaria subisce una brusca sospensione. Dopo l’8 settembre del 1943, per il suo rifiuto di giurare fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana, è deportato nei campi di concentramento della Polonia prima e dopo della Germania. Il suo ritorno in Italia, nel 1945, lo vede impegnato, con Dossetti e La Pira, nell’opera di ricostruzione civile dell’Italia: è eletto membro dell’Assemblea Costituente e poi deputato, nelle file della Democrazia Cristiana, nella Prima Legislatura (1948-1953). Quando rientra a Milano si dedica soprattutto alla formazione del laicato. Il nuovo arcivescovo, Giovan Battista Montini, il futuro Pontefice Paolo VI, riponendo in lui grande fiducia, lo investe di diversi importanti incarichi, tra i quali la direzione del quotidiano cattolico,”L’Italia”, che terrà dal 1961 al 1964. Ritorna all’insegnamento e, nel 1968, nel pieno della contestazione studentesca, diventa Rettore della Cattolica di Milano. Terrà la carica sino al 1983. Gli ultimi suoi anni sono dedicati al rilancio di un’idea nobile della politica, e, nel 1984, fonda l’Associazione “Una città dell’uomo”.
Il pensiero di Lazzati è quanto mai attuale in un periodo, come l’attuale, in cui ancora si tende a sovrapporre il confessionalismo alla politica e la politica rimane disancorata dall’etica. Lazzati insisteva sulla distinzione tra le realtà temporali e quelle religiose.”Non è lecito strumentalizzare le realtà temporali a fini religiosi, né la fede a fini politici”: uno dei capisaldi delle sue idee, come evidenzia Bartolomeo Sorge nel suo articolo “Giuseppe Lazzati maestro di laicità” su “Aggiornamenti sociali”. Il politico, l’imprenditore, l’ingegnere perché facciano bene il loro mestiere non basta che siano pii. Debbono possedere una robusta preparazione, conoscere i segreti delle loro attività.
“Il bello è che un bravo cristiano –diceva Lazzati- può mandare in malora un comune, se non sa cosa vuol dire fare un bilancio”. E nello stesso tempo la politica, come e più di ogni altra professione, è arida e foriera di sviluppi deteriori, se non alimentata dalla linfa morale. Gli egoismi, i particolarismi, l’autodistruzione prevalgono se la politica non è accompagnata da una dimensione etica. Da qui l’esigenza che Lazzati avvertiva, quando già si intravedevano la crisi delle ideologie e il tramonto della prima Repubblica, di superare il modello di un partito cattolico confessionale. Come pure l’impegno di formare i fedeli laici per costruire “la città dell’uomo a misura d’uomo”. Sulla scia del suo insegnamento nascono le scuole di formazione politica dei laici. E a Palermo l’Istituto “Pedro Arrupe”, diretto, ai suoi albori, da Bartolmeo Sorge e oggi da Gianni Notari: autentico cantiere di iniziative sociali e culturali, centro di formazione con docenze qualificate, palestra per i giovani e roccaforte di un’idea della politica che si sposa con l’etica.
Un’ultima notazione su Lazzati, che mette in risalto la grandezza e l’attualità del suo pensiero. Non condivideva la “paura del nuovo” della Chiesa, o meglio di certa Chiesa. Il vangelo ha una forza e un fervore che spingono all’innovazione, a demolire barriere anacronistiche, a costruire nuovi edifici e a percorrere strade inesplorate nel segno dello spirito di solidarietà umana che lo anima.
Quanto si ha bisogno di cattolici laici come Lazzati!
