Stefania Brusca

"Per me qui e’ una sofferenza, la mia vita adesso si e’ fermata". Ha detto Busco imputato nel processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, uccisa il 7 agosto del 1990, al termine della 13esima udienza davanti alla terza Corte d’assise nell’aula bunker di Rebibbia. "Non mi sento tranquillo -ha aggiunto- tranquillo e’ difficile ma ho fiducia". "Non ho dato alcun morso a nessuno – ha detto ancora Busco – e comunque siamo arrivati alla 13esima udienza e di prove concrete e certe non ce ne sono.

 

E’ tutto basato su ipotesi che non fanno altro che aumentare i dubbi che già ci sono", ha sottolineato riferendosi alle consulenze medico-legali presentate in aula. "Penso si stia andando a senso unico", ha aggiunto, ribadendo: "Io non ho fatto niente, la mia forza e’ l’innocenza".

 

Di tutt’altro avviso i consulenti del pm che hanno testimoniato nell’aula bunker: Ilaria Calo’, i medici legali Ozrem Carella Praga e Stefano Moriani, gli odontoiatri Domenico Candida e Paolo Dionisi e Claudio Ciampini, capitano dei Ris di Roma. ”E’ certo – hanno spiegato – che si e’ trattato di un morso. Le indagini hanno portato alla compatibilita’ tra la lesione sul capezzolo sinistro di Simonetta Cesaroni e l’arcata dentale di Busco”. Secondo quanto ricostruito dai consulenti il ”morso di Busco si caratterizza per la sua unicita’, e’ rarissimo”.

 

Busco, hanno spiegato gli odontoiatri, ha infatti un morso incrociato, un incastro inequivocabile: in chiusura Busco non ha altra possibilità che il morso inverso e la disposizione dei suoi denti e’ rimasta invariata rispetto al 1990. Il datore di lavoro della ragazza, Salvatore Volponi, non si è presentato in udienza. A giustificare l’assenza di Volponi e’ stato il suo legale, l’avvocato Maria Antonella La Mazza che ha presentato un certificato medico.