Roberto Rizzuto

"E’ ora di sapere": è la scritta che campeggiava sullo striscione, accanto ad una gigantografia di Attilio Manca, portato in corteo per le strade del centro storico di Viterbo dai genitori del giovane medico, la madre Angela e il padre Gianluca, per chiedere che venga fatta luce sulla morte del figlio, avvenuta sei anni fa in circostanze misteriose. Con loro c’erano l’europarlamentare Sonia Alfano e Giuseppe Lumia della commissione parlamentare antimafia. Il padre e la madre di Attilio, 36 anni, urologo in servizio nell’ospedale cittadino, anche alla luce della presenza a Viterbo di alcuni personaggi mafiosi prima e subito dopo la sua morte, ritengono che il figlio sia stato ucciso da Cosa Nostra. A loro dire potrebbe essere stato costretto ad accompagnare il boss Bernardo Provenzano a Nizza per sottoporsi a un intervento chirurgico alla prostata e poi ucciso per eliminare un testimone scomodo.

 

Manca fu ritrovato morto il 12 febbraio di sei anni fa nella sua abitazione. Ad ucciderlo fu un mix di eroina e di un potente sedativo. Sul braccio sinistro i segni di due iniezioni che, secondo i genitori, non avrebbe potuto mai farsi da solo in quanto era mancino. La procura della Repubblica di Viterbo ha chiesto per tre volte l’archiviazione del caso. I genitori si sono sempre opposti e l’inchiesta è ancora in corso. "Finché mio marito ed io saremo in vita – ha detto la madre – nostro figlio non cadrà mai nell’oblio. Abbiamo dalla nostra parte molti giovani e il sostegno di numerose associazioni. Ma nonostante questo, c’é ancora chi tenta di infangare la memoria di Attilio. Soprattutto a Barcellona Pozzo di Gotto, la città in cui viviamo".