Il caso degli sms diretti ai boss "si è rivelato essere quello che era, ovvero una modalità di comunicazione assai remota e di difficile utilizzo rispetto ad altre possibilità che, purtroppo, proprio la normativa più recente del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’ potrebbe rendere possibili". Lo dice l’Osapp, Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria, in merito alla vicenda di cui ha parlato l’ex procuratore nazionale antimafia aggiunto, Enzo Macrì. "La Legge 125 del 2008 – spiega Leo Beneduci, segretario generale Osapp – prescrive infatti che i detenuti soggetti al particolare regime dell’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario, a fronte di un solo colloquio al mese della durata di un’ora con i familiari, ovvero di una telefonata al mese con gli stessi della durata di 10 minuti, possano avere con i propri legali fino a tre ore a settimana, ovvero fino a 30 minuti di telefonate a settimana".
"Sembra ed è una norma prosegue Beneduci – notevolmente ‘garantista’ in sintonia con il principio costituzionale del pieno diritto alla difesa in sede processuale per tutti i cittadini e, quindi, anche per tale detenuti; ma – osserva il leader dell’Osapp – è davvero così difficile immaginare collaboratori ‘infedeli’ degli stessi legali, ovvero che le telefonate, per come è concepita la norma, in teoria, possano essere ricevute negli studi degli avvocati dai familiari dei ristretti in regime di carcere ‘duro’?".
"Non metteremmo mai in dubbio l’onestà e la professionalità degli appartenenti all’Ordine Forense – conclude Beneduci -. Solo che chi deve effettuare i controlli e rendere il sistema più impermeabile possibile, rispondendone anche penalmente, sono i poliziotti penitenziari che si assumono rischi anche non propri che nessuno, però, riconosce loro".
