Si chiama Marj-jo ed è importata dalla Boemia la birra alla cannabis del mondo. A presentarla al salone Tecnobar&Food di Padova è stato Michele D’Andrea, titolare di Hemporio, azienda di Montebelluna in provincia di Treviso. "E’ una birra molto buona, una bevanda di 4 gradi molto saporita e che mette allegria" dice l’imprenditore assicurando che "la birra è in piena regola con le normative vigenti".
Ciò nonostante martedì 9 febbraio è stata sequestrata dai NAS (Nucleo anti sofisticazioni) dei Carabinieri per il sospetto che all’interno vi fosse anche il principio attivo della marijuana, che in gergo scientifico si chiama Thc (delta 9 tetraidrocannabinolo), una sostanza stupefacente, vietata in Italia. Immediata la risposta di Michele d’Andrea. "Il problema è che in alcuni giornali è uscito che si tratta di birra alla marijuana: ma la marijuana non c’entra nulla. La mia bevanda, che riproduce la birra ceca, è prodotta a Trebon (vicino Ceske Budejovice, capitale della Budweiser) dal Bohemia Regent, il più antico birrificio d’E uropa (1379). Per produrla -spiega – ho innestato il solo profumo della cannabis, senza il proibito Thc".
La birra era già stata sequestrata già una volta nel 2006 sempre dai Nas di Treviso, ma non c’era stato trovato nulla di strano. In quell’occasione, spiega l’imprenditore, "fu sottoposta ad ogni tipo di analisi possibile sempre all’Istituto superiore di Sanità, a Roma e, poche settimane dopo, fu dissequestrata perché non fu trovata nessuna traccia di sostanza stupefacente. E quella sequestrata l’altro giorno è sempre la stessa birra e quasi certamente i risultati delle analisi risulteranno a mio favore". Fortunatamente il momentaneo stand by non ha bloccato gli ordini che fioccano abbondanti.
