Dopo una lunga camera di consiglio i giudici della Seconda sezione della Corte di Appello di Palermo, che processano il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri per concorso in associazione mafiosa, hanno deciso di non chiamare a deporre il pentito Salvatore Grigoli. A parere del giudici l’esame del collaboratore di giustizia non sarebbe fondamentale ai fini della decisione.
Il collaboratore di giustizia, il cui esame era stato chiesto dal procuratore generale Nino Gatto, avrebbe dovuto deporre su una circostanza riferita ai pm di Firenze il 5 novembre 2009. Durante un interrogatorio davanti ai magistrati toscani il pentito aveva affermato che il boss Antonino Mangano gli aveva detto "che c’erano buoni rapporti con Dell’Utri" Grigoli, però, non era stato in grado di approfondire il contesto in cui il capomafia vicino ai boss Filippo e Giuseppe Graviano gli aveva fatto la confidenza. Il pentito, sempre nel corso degli interrogatori resi a Firenze ha escluso di potere avere ricordi più precisi della vicenda, ha più volte ripetuto che sul perché Mangano parlasse di Dell’Utri poteva fare solo delle congetture. Inoltre il collaboratore ha affermato di non avere conoscenza diretta di rapporti tra in Graviano e il senatore del Pdl. Circostanze che hanno indotto la Corte a ritenere se l’esame di Grigoli non fosse assolutamente necessario, condizione che la legge richiede per l’ammissione di testi quando il processo, in appello, è ormai giunto alla conclusione come nel caso del dibattimento a carico di Dell’Utri.
Infine i giudici hanno comunicato che decideranno l’8 gennaio sull’ammissione di una serie di testi avanzata dal pg che, oggi, aveva chiesto di sentire i cappellani di due carceri che hanno seguito la conversione religiosa del pentito Gaspare Spatuzza e del vescovo dell’Aquila che ha due volte confessato il collaboratore di giustizia, di quattro funzionari della Dia e dei pentiti Pietro Romeo e Giuseppe Ciaramitaro.
Intanto, secondo Gatto, il pentito di mafia Pietro Romeo, deve essere sentito al processo d’appello a Marcello Dell’Utri "circa le confidenze ricevute da Francesco Giuliano (condannato per le stragi, ndr), intorno all’esistenza di un politico a Milano, che diceva a Giuseppe Graviano di mettere le bombe e che era in grado di fargli conoscere i luoghi in cui si trovavano i pentiti". Non solo. Per il pg, Romeo va sentito anche sulle "circostanze in cui Gaspare Spatuzza confermo’ a Giuliano che il politico a Milano era Berlusconi".
E’ quanto conferma in aula lo stesso rappresentante dell’accusa formulando le sue richieste alla Corte d’Appello di Palermo presieduta da Claudio Dall’Acqua. Secondo l’accusa, invece, deve essere sentito l’altro pentito, Giuseppe Ciaramitaro "sulle confidenze ricevute da Francesco Giuliano che gli aveva rivelato che c’era un politico che proteggeva gli stragisti, che dietro le stragi c’erano Berlusconi e altri politici, e sui provvedimenti legislativi subito emessi dal primo governo Berlusconi in favore ‘dei carceri, per i semplici detenuti allora’".
Chiesta anche l’audizione di padre Massimiliano De Simone, cappellano del carcere dell’Aquila, dove Spatuzza e’ stato detenuto dal 20 marzo 2008 all’8 aprile 2009. "Padre De Simone -ha detto il pg- potra’ riferire che quasi quotidianamente intratteneva lunghi colloquio in cui il collaboratore gli narrata minutamente i crimini commessi, manifestando con il pianto il proprio rimorso. Gia’ al secondo incontro gli manifesto’ la volonta’ di intraprendere la collaborazione".
