Il progetto della Variante ferroviaria di Cannitello, propedeutico alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, "risulta non solo estremamente schematico e stringato, ma del tutto inadeguato all’opera che si intende realizzare". E’ quanto si afferma in un documento redatto da un’equipe di esperti costituita da varie associazioni ambientaliste e sottoscritto da Associazione Mediterranea per la Natura, Fondo Ambiente Italia, Italia Nostra Legambiente, Rete No Ponte e WWF.
"Del resto – si aggiunge – i documenti progettuali sembrano l’ovvia conseguenza delle carenze di analisi e di programmazione territoriale e ambientale che connotano tutta l’operazione e che è riscontrabile nelle anomalie procedurali, nonché, nelle carenze di indagini tecniche, nella mancanza di studi d’impatto e di analisi ambientali e nell’assoluta assenza di valutazione degli effetti urbanistici e sociali. L’assenza di uno specifico e approfondito Studio di impatto ambientale e della contestuale Valutazione di incidenza, comporta forti carenze nel progetto: lungo tutta la costa è presente l’area Sic (Sito di importanza comunitaria) dei fondali di Punta Pezzo e Capo dell’Armi, che tutela l’habitat prioritario della Posidonia oceanica, una pianta marina che svolge un ruolo importantissimo per l’abbattimento dell’energia delle onde, rallentando quindi in modo naturale l’erosione costiera ed è la nursery per molte specie di pesci anche d’interesse commerciale".
Secondo gli esperti, inoltre, "un forte impatto paesaggistico sarebbe inoltre determinato anche dalla nuova linea e dal tratto di galleria, che con le opere d’inserimento e mascheramento nel contesto, disegnerebbe una sorta di nuova collinetta artificiale di oltre centomila metri cubi, con cui sarebbe interrotta la continuità scenografica Stretto-città". Nell’analisi si fa riferimento anche alle ultime fasi della procedura del progetto "che, nel gennaio del 2006 – si afferma – aveva ottenuto il parere favorevole dal Ministero dei Beni Culturali, in precedenza negativo.
L’8 febbraio del 2006 il Ministero delle Infrastrutture, ritenendo chiusa l’istruttoria, ha trasmesso il progetto definitivo al Cipe, che l’ha approvato il 29 marzo successivo. Un’ulteriore deliberazione del Cipe ha trasferito le funzioni di committenza da Rfi alla società Stretto di Messina. Delibera che è stata impugnata – si fa rilevare nel documento – dalla Regione Calabria di fronte alla Corte Costituzionale e al Tar del Lazio in quanto, con un atto unilaterale, il Governo ha rivisto i contenuti dell’intesa raggiunta nel 2006 tra Stato e Regione in violazione dei principi di sussidiarietà e di effettiva e leale collaborazione tra Stato, Regioni ed enti locali". I tecnici sottolineano, infine, "la rilevante lievitazione dei costi del progetto dagli originali circa 14 milioni di euro (nel 2002) al costo del progetto attuale della variante di Cannitello, pari a 26 milioni di euro. E questo malgrado la riduzione della lunghezza del nuovo segmento di linea ferroviaria".
