"Per l’Abruzzo? Non dono neanche un euro". Non è il messaggio di un uomo senza cuore, un antagonista che non si commuove davanti alla tragedia del terremoto. E’ invece la rabbia di chi ha visto troppe volte andare in fumo parole di solidarietà e interventi che sarebbero dovuti essere risolutivi.
Autore del messaggio che sta facendo il boom tra gli internauti e che ha lasciato la sua eco anche sulla prima pagina di Repubblica è un giovane giornalista di Marsala, Giacomo Di Girolamo – direttore del sito marsala.it – che ha espresso così la sua rabbia contro il non fare.
"Ho raggiunto il mio limite di rassegnazione – racconta a siciliainformazioni.com – per questo ho deciso di non donare l’euro. In Italia la solidarietà è utilizzata come un paravento. Ci costringono a pensare in termini di unità quando invece è proprio dalla diversità che nasce il rispetto per gli altri".
Quello di Di Girolamo è un j’accuse contro la politica dell’inefficienza.
"Ero pieno di amarezza per i fatti legati al terremoto – dice – ho messo il mio pensiero nero su bianco, poi Facebook ha amplificato le cose. Penso che non si possa chiedere aiuto alla popolazione che già paga le tasse ed ha diritto a vivere secondo le regole. Il governo, in quanto rappresentante del popolo italiano, è il primo ad essere responsabile di tragedie come questa. Per questo motivo dovrebbe fare più che chiedere e, soprattutto, non dovrebbe farsi pubblicità con le tragedie altrui. Credo ci sia un limite in cui si supera la decenza".
Sembra il pensiero di uno che vuole iniziare la carriera politica, ma su questo fronte Di Girolamo è chiaro: "Ho espresso solo il mio pensiero, non ho alcuna intenzione di convincere altre persone a fare come me. Fa piacere, però, che queste riflessioni abbiano acceso un dibattito. Evidentemente il problema è sentito".
Oltre alla scelta d’opposizione cosa vorresti che si facesse adesso?
"Vorrei che si facesse quello che non è stato fatto nel Belice o in Irpinia. Il principio dell’autodeterminazione dovrebbe essere il cardine delle azioni future. Si parla di new town e sembra più uno slogan pubblicitario che la parola con cui si indica la ricostruzione. Devono essere i cittadini a scegliere del proprio futuro, non possono essere politici che, per forza di cose, sono stati lontani da quei territori".
Però le case non ci sono più e bisogna pur affrontare il problema velocemente.
"Lo credo anche io, forse con la crisi economica che viviamo ci sarà un po’ di coscienza in più. Basterebbe soltanto che ognuno di noi facesse il proprio dovere con coscienza".
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