Vittorio Di Dio, 53 anni, direttore per le relazioni esterne di Vinitaly ed assessore all’edilizia pubblica, turismo sociale e rapporti con i veronesi nel mondo (Pdl, ex An, destra sociale), e’ un veronese di origini siciliane, “fiero e felice di queste radici”. Padre generale dell’esercito, nato e vissuto a Piazza Armerina, Vittorio Di Dio ha girato il mondo con la sua famiglia prima di approdare a Verona, dove ha costruito la sua vita professionale e politica (“Gli isolani sono gente aperta, conoscere gente diversa ha affinato le mie sensibilita’).
E’ Vittorio Di Dio il motore della fiera del vino piu’ importante del mondo e dell’evento fieristico internazionale piu’ invidiato d’Italia. Come assessore comunale e dirigente di Vinitaly ha fortemente voluto ed ha organizzato in ogni dettaglio, la visita del Capo dello Stato a Verona.
“Non e’ stato solo un grande onore, ma un evento di straordinaria rilevanza politica: Giorgio Napolitano ha sposato le nostre aspirazioni al cambiamento, alle riforme. Ora sappiamo, e l’Italia sa, di potere contare su di lui per rinnovare il Paese. Il Presidente e’ un uomo “giovane” nello spirito e nelle idee. Ha capito cio’ che ci serve e si e’ preso la responsabilita’ di realizzarlo”
La visita al Vinitaly e’ diventata una visita al Paese e ai suoi bisogni?
“Certo, e’ cosi’. Quando ha incontrato la giunta comunaledi Verona ha illustrato il suo punto di vista con lucidita’ straordinaria. Ci sentiamo rinfrancati. Giorgio Napolitano ha ricordato l’enorme rilievo che ha avuto per il Paese la legge elettorale per gli enti locali con l’elezione diretta dei sindaci…”
E’ nata in Sicilia, lei lo sapeva?
“Certo, e ne sono contento. L’autonomia speciale ha consentito alla Sicilia di riformare il suo rapporto con le istituzioni. Una primogenitura importante che consegna alla storia del Paese un evento “siciliano”…”
Possiamo tentare un bilancio di Vinitaly, direttore?
“I dati non sono ufficiali perche’ non li abbiamo ancora elaborati, ma alcune cose possiamo dirle senza tema di essere smentiti. Siamo soddisfatti, non e’ un giudizio rituale. 150 mila presenze, molti buyers stranieri e piu’ presenze di stranieri in generale. Dati significativi se si tiene conto che Vinitaly e’ una fiera per operatori e che gli eventi fieristici hanno registrano numeri negativi. A Vinitaly abbiamo registrato il 3 per cento di stranieri in piu’, la crisi non ci ha colpito, anzi..”
Da dove vengono gli stranieri?
“Dagli Stati Uniti, Asia, Nord Europa. Molti buyers vengono da queste aree del mondo, importante anche la presenza dei coreani, una realta’ economica emergente”
A che cosa e’ dovuto questo successo, questa benefica controtendenza rispetto agli altri eventi fieristici italiani?
“La formula vincente. Gli operari hanno capito che Vinitaly seleziona ed apre ai mercati esteri. Il vino e’ il crocevia del cibo. Attraverso il vino si invia anche un messaggio al mondo, un messaggio che disegna lo stile di vita italiano. Il vino e’ il migliore ambasciatore dell’Italia nel mondo”.
