”C’e’ un flusso costante e una pressione migratoria che rimane sostanzialmente immutata se non aumentata al di la’ e a dispetto di tutti gli accordi presi tra Italia e Libia”. E’ quanto afferma Oliviero Forti, responsabile nazionale della Caritas, all’ADNKRONOS commentando la riprese degli sbarchi di immigrati nel sud Italia e anche in Sicilia, da ultimo con l’arrivo di 50 immigrati a Linosa la scorsa notte. ”Un paese come la Libia – prosegue Forti – oggi deve assolvere al ruolo di sentinella dell’Europa, ci si chiede fino a quando questo potra’ accadere perche’ sappiamo tutti che la Libia ha un ritorno economico rispetto al ruolo che ricopre”. ”Nel momento in cui non si riesce piu’ a sostenere questa dinamica – prosegue il responsabile della Caritas – assistiamo alla ripresa degli sbarchi, non nella stessa quantita’ del passato ma comunque un numero di sbarchi che sommati fanno centinaia di persone e alle quali comunque bisogna dare delle risposte”.
”Ci chiediamo allora – spiega Forti – come possano avvenire questi sbarchi se teoricamente e’ in vigore un pattugliamento cosi’ serrato come e’ stato annunciato e che in alcuni casi sembra non funzionare. Gli arrivi di questa notte a Linosa dimostrano che i pattugliamenti non funzionano poi cosi’ bene. Ci rendiamo conto che c’e’ bisogno di una politica che guardi oltre questi provvedimenti e che cerchi di dare delle risposte alle migliaia di persone che cercano di sbarcare sulle nostre coste”. In merito alla politica del governo sull’immigrazione, la Caritas conferma le sue critiche per i ”deprecabili respingimenti in mare a nostro avviso in contrasto con la liberta’ personale”. ”Ma al di la’ dell’efficacia diretta – spiega ancora Forti – quello che noi temevamo e’ che nei fatti questa politica non avrebbe risolto il problema alla radici ma lo avrebbe solo spostato piu’ a sud. Il caso dei 200 eritrei detenuti in Libia ci danno la misura di come forse l’Italia ha supportato un carico minore di immigrati, e tuttavia dato che a noi come Caritas stanno a cuore le persone e le vite umane, del destino di queste persone non si e’ risolto nulla. Cio’ di cui ci dobbiamo preoccupare e’ proprio questo: quanti arrivano da noi hanno almeno qualche possibilita’ di sopravivenza decente, altrove questa possibilita’ viene meno. D’altro canto questi stessi migranti intervistati in Libia hanno ribadito, proprio per tali ragioni, di voler rimettere piede in Europa”.
L’immigrazione non e’ tema che possa essere sempre trattato in modo strumentale dalle forse politica, questo significa non voler affrontare sul serio la questione. E’ quanto dice all’ADNKRONOS Oliviero Forti, responsabile nazionale immigrazione della Caritas, in merito alle polemiche politiche delle ultime ore fra esponenti della maggioranza e del gruppo dei finiani in tema di immigrazione. ”Il fatto che l’immigrazione – spiega il dirigente della Caritas – abbia sempre fatto parte dell’agenda politica non in positivo ma come elemento di strumentalizzazione, ci ha sempre fortemente preoccupato e angosciato perche’ sappiamo che trattata cosi’ vuol dire non voler trovare delle soluzioni reali a un problema che sta diventando di proporzioni sempre piu’ rilevanti sia in negativo che in positivo”. ”Si tratta – ha aggiunto – di un fenomeno sociale di larghe dimensioni che se viene ridotto a semplice scontro politico porta alle polemiche che conosciamo. Speriamo che questa non sia l’ennesima occasione persa per ragionare in maniera sana, realista e lungimirante su un tema che ha bisogno di questi tre elementi”.
Il grosso degli immigrati, circa l’80%, continua ad arrivare nel nostro Paese via terra nonostante l’attenzione sia sempre rivolta agli sbarchi via mare, per altro le rotte nel Mediterraneo sono in continua mutazione. E’ quanto spiega all’ADNKRONOS Oliviero Forti, responsabile nazionale immigrazione della Caritas. ”Quello che noi sappiamo delle nuove rotte – afferma il dirigente Caritas – e’ lo spostamento verso est; facendo riferimento alle coste del nord Africa, la cosa significa soprattutto battere la via turca, che poi passa attraverso la Grecia e quindi arriva Puglia. Questo uno degli ultimi scenari che si erano delineati con l’arrivo di curdi iracheni ecc. quindi e’ quella piu’ facilmente percorribile. Ma cio’ non toglie – aggiunge – che rimane assai elevato il numero di persone che segue una via interamente terrestre. Su questo fronte non ci sono stati grossi investimenti per il contrasto all’immigrazione clandestina o comunque non sono stati cosi’ enfatizzati come il contrasto via mare. Eppure nel 2008, quando ci furono migliaia di sbarchi nel sud Italia, quel flusso non rappresentava che il 20% del totale di quanti arrivavano nel nostro Paese, perche’ l’80% arrivano via terra e questo flusso continua”. ”L’Italia – osserva Forti – nonostante il pacchetto sicurezza e gli accordi con la Libia ha visto aumentare il numero di cittadini irregolari. Lo scenario quindi non e’ cosi’ tranquillizzante come potrebbe apparire”.
”E’ difficile fare previsioni in questo campo: ma e’ assai probabile che questo trend continui con questi numeri”. E’ questo lo scenario che descrive all’ADNKRONOS Oliviero Forti, responsabile italiano immigrazione della Caritas. ”Chiaramente – aggiunge Forti – i pattugliamenti proseguono, quindi anche chi gestisce l’immigrazione si adegua a un contesto mutato con modalita’ sempre piu’ raffinate; arrivano, come e’ accaduto nel Salento, con barche di lusso rubate nei porti turchi e greci, e vengono stipati in questi velieri il che gia’ indica un cambiamento visto che prima si parlava di carrette”. ”I migranti – spiega il dirigente della Caritas – in questo modo sono maggiormente vessati anche sotto il profilo economico dagli stessi trafficanti, perche’ aumentando le difficolta’ aumenta il costo della traversata”. ”Si tratta di un’operazione a perdere – conclude Forti – che riguarda tutti, in questa vicenda non ci guadagna nessuno. Anche lo sbarco di Linosa dimostra che ci sono modalita’ differenti rispetto al passato”.
