Alessio Ferlazzo

Il pool che indaga sulla sanità pugliese si è spaccato. La rottura tra i tre pubblici ministeri che coordinano l’indagine è divenuta evidente e riguarda la sussistenza stessa dell’inchiesta nella quale è indagato per concussione il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Nei confronti del presidente due pubblici ministeri, Francesco Bretone e Marcello Quercia, ritengono che gli elementi raccolti finora inducano a ritenere che l’indagine debba essere archiviata; un terzo pm, Desiré Digeronimo, ipotizza invece il contrario, cioé che l’indagine debba proseguire. A Vendola e ad altre dieci persone la procura contesta di aver fatto, nel 2008, pressioni politiche nei confronti dei direttori generali di alcune Asl pugliesi per indurli a nominare direttori amministrativi e sanitari graditi al governo regionale. Quindi, l’inchiesta non riguarda, così come si era saputo due settimane fa, gli sforzi fatti per far rientrare uno dei cervelli italiani migrati in Usa, il professore di neurologia di Harvard Giancarlo Logroscino, che aveva accettato nel 2006 di tornare in Italia, ed è ora docente associato all’Università di Bari. Un fatto questo che portò Vendola a difendersi pubblicamente dicendo di "meritare una lode". Il diverso orientamento dei tre pubblici ministeri emerge dalle lunghe missive riservate che essi hanno inviato nei giorni scorsi al procuratore, Antonio Laudati, dopo che questi aveva chiesto ai tre sostituti spiegazioni sulla fuga di notizie relativa all’iscrizione di Vendola nel registro degli indagati, invitandoli anche a riferire sullo stato e sui risultati raggiunti dalle indagini. Dalle risposte è emerso il contrasto. Al momento non si sa che cosa deciderà di fare Laudati perché tutti gli atti del procedimento sono a firma congiunta, e il diverso orientamento dei magistrati inquirenti non aiuta a superare facilmente l’impasse nel quale sembra essere finito il fascicolo a carico di Vendola. Una via d’uscita potrebbe essere rappresentata dal deposito (pare prossimo) dell’informativa conclusiva a cui stanno lavorando gli investigatori. L’informativa potrebbe fornire una chiave di lettura della vicenda poiché conterrà tutte le trascrizioni dei colloqui telefonici e ambientali intercettati, l’esame dei testimoni e degli atti amministrativi acquisiti nel corso degli accertamenti. Permetterà quindi di incrociare elementi e di fare valutazioni complessive su tutta l’indagine. Secondo alcune fonti, non è da trascurare l’ipotesi che la diversa valutazione dei fatti tra i tre pm inquirenti possa avere ripercussioni sull’intera maxi-inchiesta sulla sanità, che fu avviata nel 2008 dal pm Digeronimo e alla quale i pm Quercia e Bretone sono stati coassegnati nel novembre 2009. La coassegnazione del fascicolo (che riguarda anche la gestione degli appalti e il finanziamento illecito ai partiti) fu decisa da Laudati dopo che un quotidiano nazionale pubblicò stralci dell’informativa dei carabinieri a carico di Vendola e di una decina di altre persone, tra cui l’assessore ai trasporti Mario Loizzo, l’ex assessore alla sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd, e l’ex dg della Ausl Bari Lea Cosentino. Nei confronti degli undici i carabinieri ipotizzano il reato di concussione (anche solo tentata) per aver "imposto – nel maggio 2008 ai direttori generali delle Ausl e di differenti presidi ospedalieri pugliesi, le nomine dei direttori amministrativi e sanitari, nonché di primari di strutture operative complesse al fine di rafforzare la presenza della propria coalizione politica nelle istituzioni locali".