Salvatore Parlagreco

Forse bisogna puntare i riflettori sul processo Mori a Palermo, dove Massimo Ciancimino ha riscritto, stavolta nel corso di un dibattimento, la storia di Cosa nostra negli anni Novanta. O meglio, ha messo il bollo a tutte le soffiate, le anticipazioni, i sospetti che hanno riempito le cronache di giornali e telegiornali negli ultimi mesi.
La deposizione in aula di Massimo Ciancimino è uno tsunami incontenibile. Che sia oro colato nessuno può affermarlo, ma le verità del figlio di Don Vito fanno male ad un sacco di gente e danno un supporto testimoniale diretto – Massimo non parla per sentito dire, per “relato” – ma ha visto, ascoltato e partecipato alle vicende che racconta. Questo non esclude che abbia raccontato bugie in tribunale, ma si tratterebbe di bugie delle quali risponderebbe in prima persona. Non potrebbe addebitarle ad alcuno. Non è il caso di Spatuzza, per intenderci, che  chiama in causa i Graviano e affida a loro il suggello di verità.
Che cosa ha affermato durante la sua deposizione il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo?
1) La trattativa fra lo Stato e Cosa nostra ci fu e fu suo padre a mediarla a lungo, fino a che non venne sostituito da Marcello Dell’Utri.
2) Vito Ciancimino investì parte del suo patrimonio su Milano2, l’immobiliare di Silvio Berlusconi nella capitale lombarda.
3) Binnu Provenzano fece arrestare Totò Riina con la collaborazione di Vito Ciancimino. La trattativa fu conclusa con successo con questo risultato.
5) Provenzano poté godere di una sorta di immunità grazie alle informazioni che condussero all’arresto di Riina.
Il processo a Mario Mori, è bene ricordarlo, concerne un episodio chiave. L’ex prefetto e ufficiale dei carabinieri deve rispondere della mancata cattura di Provenzano nel 1995. Ma c’è un altro episodio, ancora oscuro, che non è stato chiarito: l’assenza di vigilanza nella casa di Riina dopo la cattura. E c’è di più: nessuno perquisì l’appartamento dopo avere messo le manette al “capo dei capi”.
Sono in tanti a sospettare che anche queste distrazioni facessero parte del presunto accordo  e mirassero a salvaguardare la reputazione di altri soggetti. 
La parte della deposizione più delicata – gli investimenti di Ciancimino sul Milano2 – sfiora il Presidente del Consiglio ed è stata oggetto di un intervento immediato da parte dell’avvocato Ghedini, il quale ha annunciato azioni legali contro Massimo Ciancimino ed ha definito calunniose le sue affermazioni.