In Sicilia il tasso di disoccupazione raggiunge il 27,1%, oltre il doppio di quello che viene normalmente riferito dall’Istat, pari al 13,3%, che secondo il segretario generale della Cigl siciliana Mariella Maggio "non è realistico". Davanti alla platea di 388 delegati presenti al XIV congresso regionale che si è aperto oggi a Campofelice di Roccella (Pa), Maggio nella sua relazione ha fatto un quadro impietoso della crisi, nel paese e in Sicilia, una crisi che ha definito "immorale", perché "sta scaricando i suoi costi sulla fascia più debole della popolazione, su coloro che non sono responsabili della situazione in atto". "Se negli anni passati la povertà aggrediva principalmente gli anziani – ha detto Maggio – oggi investe prepotentemente le giovani generazioni. Se per gli anziani la percentuale di rischio povertà è del 9,6%, per i giovani è del 19,3%". Il potere d’acquisto di salari e pensioni in Sicilia, secondo le stime della Cgil, registra un 30% in meno rispetto alla media nazionale. Nel fissare al 27,1% il tasso di disoccupazione, la Cgil si mette in linea con i dati dello Svimez. "Non si può, e in questo siamo in compagnia con la Svimez, lasciare fuori dal computo le non forze lavoro – ha specificato Maggio – coloro che non sono più presenti sul mercato del lavoro perché scoraggiati".

 

Per la Cgil il 48% delle famiglie siciliane vive in una condizione di povertà relativà. "Se la soglia infatti è 999,67 euro per un nucleo di due persone – ha sostenuto il segretario Mariella Maggio – considerando che le famiglie siciliane sono prevalentemente monoreddito e composte da 3 o 4 persone si arriva a questa percentuale. La conferma delle difficoltà delle famiglie viene dal dato sull’indebitamento, cresciuto del 160%". Per Maggio, inoltre, se si tiene conto che in sette anni è stato cancellato il valore aggiunto dell’industria siciliana (dal 2002 al 2009 -24% nel manifatturiero e -22% nelle costruzioni) "si vede come la crisi siciliana sia una crisi della domanda aggregata (calo dei consumi e degli investimenti), mentre quella del centro nord è essenzialmente una crisi di offerta". "Occorre dunque – ha sottolineato – che i governi nazionale e regionale sostengano la domanda aggregata con politiche monetarie che contrastino la spirale depressiva e la crisi di liquidità".