I giudici milanesi del processo sui diritti tv hanno bocciato la richiesta di rinvio dell’udienza presentata dai difensore di Silvio Berlusconi che hanno sostenuto, per il loro assistito, un legittimo impedimento motivato dalla riunione, fissata per oggi, del Consiglio dei ministri. Dopo una lunga camera di consiglio, pero’, il Tribunale ha ricordato come, in base ai dettati della Corte Costituzionale, il giudice abbia l’onere di programmare un calendario di udienze evitando di sovrapporsi con altri impegni istituzionali. Quindi, dopo aver ricordato di aver gia’ soppresso tre udienze del processo milanese, e di avere programmato in passato con le difese l’udienza di oggi il Tribunale ha sottolineato che "nulla e’ stato dedotto circa la necessita’ di fissare per oggi un Consiglio dei ministri" deciso il 24 febbraio scorso. Per questo, al fine di non "svilire la funzione giudiziaria" il Tribunale ha respinto la richiesta della difesa.
Il processo sui diritti tv prosegue a Milano con l’esame dei testi stranieri convocati dai legali di Farouk Agrama dopo che il Tribunale ha respinto la richiesta di rinvio per legittimo impedimento che era stata presentata per Silvio Berlusconi impegnato oggi in Consiglio dei ministri. Una decisione, quella dei giudici, destinata a far discutere. Il pm Fabio De Pasquale, in Aula, aveva chiesto appunto di respingere la richiesta dei legali del premier affermando che l’impedimento dedotto per oggi ”non e’ valutabile”.
Diversa era stata la posizione dei difensori del leader del Pdl i quali avevano ricordato che ”anche se l’udienza di oggi era stata concordata in precedenza la Corte costituzionale, comunque, non ha mai affermato che gli impegni improvvisi non siano legittimi”.
Ma i giudici presieduti da Edoardo D’Avossa, dopo aver ricordato che, cosi’ come dispone la Consulta, e’ loro compito contemperare le esigenze di giustizia con quelle dell’imputato che riveste una carica istituzionale, hanno sottolineato che il Consiglio dei ministri di oggi e’ stato convocato dallo stesso imputato e che ”nulla e’ stato dedotto circa l’assoluta necessita’ di fissare” proprio per oggi il Cdm. Una situazione che, per il Tribunale, rischiava di scontrarsi con il principio della ragionevole durata del processo oltre che ”svilire la funzione giudiziaria”.
Per questo non hanno ritenuto l’impedimento di oggi sollevato per Silvio Berlusconi come legittimo e hanno decretato il ”procedersi oltre”.
