Salvatore Parlagreco

Cinquantasei milioni, una proposta di acquisto ragionevole. Carlo De Benedetti, o chi per lui, l’avrebbe fatta pervenire nei giorni scorsi ad Antonio Ardizzone. In pieno agosto. L’azionista di maggioranza del Giornale di Sicilia non ha rovinato le vacanze, ma una pausa deve essersela presa. Di riflessione, come si dice in questi casi. La richiesta di Ardizzone, in verità è più alta, si avvicina ai cento milioni, ma – pare – sia fuori mercato. Magari è corretta, ma non oggi.

 

Il Gruppo Repubblica-L’espresso non è mai entrato nel novero dei possibili compratori e la sua presenza nel mercato siciliano, con l’acquisto del quotidiano più vecchio dell’Isola, uno dei più vecchi d’Italia, costituisce perciò motivo di sorpresa, ma a renderla plausibile c’è il recente versamento di 560 milioni di euro da parte della Fininvest a conclusione di un lungo braccio di ferro giudiziario durato quasi diciotto anni.
 
L’editore di Repubblica e l’Espresso, tuttavia, si è impegnato pubblicamente a non mettere mano al bonifico della Fininvest fino al completamento dell’iter giudiziario, cioè al pronunciamento della Cassazione. Ottenuti come risarcimento per il Lodo Mondadori “aggiustato” da un magistrato corrotto, i soldi del risarcimento sarebbero dovuti rimanere intonsi.

 

E allora? Volete che De Benedetti sia in tali ristrettezze economiche da non potere stare sul mercato dell’editoria? Insomma, 56 milioni li troverebbe, anche se non li avesse a portata di mano. Quindi, l’impegno può essere formalmente mantenuto e la proposta di acquisto essere concreta ed autentica.

 

L’affare siciliano, però, è qualcosa di più che un progetto di ampliamento del già notevole impero editoriale di Carlo De Benedetti. Ci sono degli effetti ed implicazioni che non sfuggono agli osservatori più attenti.

 

Con l’acquisto del pacchetto di maggioranza del Giornale di Sicilia la posizione dominante di Mario Ciancio, presente in tutti e tre i quotidiani siciliani (La Sicilia, Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia), dovrebbe essere rivista. Ma non è sufficiente per considerare l’iniziativa di Carlo De Benedetti ostile.

 

Mario Ciancio ha mantenuto, invero, ottimi rapporti con gli editori di Repubblica e l’Espresso, testimoniati da un fair play inconsueto, con l’acquisto e la vendita di azioni del Gruppo L’Espresso, operazione che venne apprezzata dal fondatore di Repubblica (con Eugenio Scalfari) Caracciolo, un gran signore, scomparso due anni or sono.

 

Con la scomparsa di Caracciolo il feeling sarebbe venuto meno, ma il bon ton, no. Fino a qualche anno fa, infatti, Repubblica non distribuiva le pagine siciliane nella Sicilia orientale per non fare concorrenza a “La Sicilia”.

 

L’acquisto del Giornale di Sicilia – è innegabile – regalerebbe al Gruppo L’Espresso una presenza “ingombrante” in Sicilia. Non solo per Ciancio, che ha la vista lunga ed una proverbiale abilità nel mantenere le posizioni dominanti, ma per la Publikompas, l’azienda editoriale che gestisce la pubblicità dei tre quotidiani siciliani. Con il passaggio del Giornale di Sicilia al Gruppo Repubblica-L’Espresso, la Manzoni, che gestisce la pubblicità “aziendale”, acquisirebbe una posizione di rilievo in Sicilia.

 

L’affare, comunque, secondo alcuni osservatori “interessati”, non avrebbe finalità meramente editoriali. De Benedetti vorrebbe entrare in Sicilia. Da qualche anno a questa parte Repubblica ha assunto un ruolo attivo nelle vicende politiche siciliane, ruolo che sarebbe stato influenzato dall’erede di Caracciolo, la figlia adottiva Jara Falk, la cui azienda di famiglia – la Falk – ha investito in Sicilia, indirettamente e non, nel business dei termovalorizzatori, ben quattro, che avrebbero dovuto essere realizzati nell’Isola e che sono stati “fermati” con crudele determinazione dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo.
 
Questi elementi entrano nella proposta di acquisto solo a causa del gossip di chi ha buone ragioni per inquadrare l’affare-Giornale di Sicilia in un contesto politico-economico più ampio. Illazioni, dunque, che farebbero risalire l’interesse del Gruppo alla volontà della Falk più che ad un investimento editoriale del Gruppo. Gossip, dunque.

 

Le voci sulla volontà di Antonio Ardizzone di vendere il quotidiano di famiglia circolano, invece, da lungo tempo e sono alimentate dalle difficoltà del mercato editoriale. Qualche anno fa rimbalzò in Sicilia la notizia di una proposta di acquisto da parte del gruppo finanziario che fa capo a Paolo Panerai. La cifra, allora, sfiorava i 35 milioni. Panerai sarebbe stato incoraggiato all’investimento da editori palermitani, impegnati nella carta stampata e online. Non se fece niente perché la cifra non fu ritenuta congrua, ma Panerai la smentì decisamente.

 

La proposta di De Benedetti appare ben più solida, stando alla congruità. Ha tuttavia il difetto di non essere stata confermata dagli interessati. Può quindi trattarsi di una notizia filtrata per saggiare il mercato, un ballon d’essai, o qualcosa di simile. La riservatezza è d’obbligo, in questi casi, ma la fonte dalla quale l’abbiamo appresa appare meritevole di credito.

 

Fino a che non si firma, non sapremo nulla.