Una cosa è certa: a Potenza, in queste ore, più di una persona trema di paura. Paura di ritrovarsi coinvolti in una vicenda che nel corso degli anni ha assunto sfumature impensabili. Possibile infatti immaginare la reazione di chi sa di poter aver lasciato qualche traccia di sé in quel sottotetto dopo che qualche giorno fa il Professor Vincenzo Pascali, Direttore dell’Istituto di medicina legale dell’università Cattolica di Roma, ha annunciato il ritrovamento di residui di sperma estratti da un materasso posto a pochi metri dal corpo di Elisa Claps. Sembra infatti difficile che dal confronto del Dna ritrovato con quello dell’unico indagato, Danilo Restivo, possa emergere la colpevolezza di quest’ultimo, attualmente detenuto in Gran Bretagna. Per uno dei due residui sarebbe infatti complicato risalire ad una datazione precisa. Per l’altro, invece, sembrerebbe possibile determinare una collocazione temporale più o meno attendibile, ma difficilmente essa risalirebbe a diciassette anni fa.
Ma allora, quali sono i volti delle persone che avevano scelto il sottotetto come “nido d’amore”?
A lasciare in particolar modo sgomenti è il sapere che nei locali di una chiesa qualcuno si fosse attrezzato per dar libero sfogo ai propri piaceri sessuali proprio mentre qualche piano più in giù il resto della cittadinanza si riuniva per pregare. I gemiti di piacere si perdevano nelle note dell’organo lasciando che i movimenti clandestini tra il centro Newman ed il sottotetto restassero inimmaginabili. Eppure dalle analisi e, più in generale, dallo studio attento degli inquirenti emerge proprio questo triste quadro.
Nei giorni scorsi Gildo Claps, fratello di Elisa, intervenendo in diretta ai microfoni della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ aveva sottolineato come fosse difficilmente credibile che in diciassette anni nessuno si fosse mai accorto del cadavere della ragazza potentina, rimasto a poche decine di metri da quel materasso. Eppure in un’intervista di qualche tempo fa, il Presidente del centro culturale ‘Newman’, Rocco Galasso, aveva “escluso categoricamente” che i ragazzi potessero salire nel sottotetto per divertimento. Quei locali venivano inoltre frequentati dagli iscritti dell’azione cattolica. Giancarlo Grano, il responsabile del laicato cattolico di Potenza, sostiene che monitorare un complesso così articolato risulta alquanto complicato. Non si può d’altro canto escludere che queste tracce di Dna appartengano a persone esterne a queste associazioni. Ma chi poteva avere così libero accesso nei locali della Trinità? A Potenza molti restano dubbiosi. Alcuni ritengono che questi movimenti fossero ben noti a chi frequentava abitualmente la chiesa. Altri invece si defilano dal dibattito, ma in generale appoggiano la famiglia Claps perché la verità possa riemergere.
A questo punto la prossima sfida da parte degli inquirenti è capire quali possano essere stati i movimenti lungo questi diciassette anni al fine di comprendere quanto possa essere stata compromessa la scena del crimine. Sono stati presi alcuni calchi di impronte di scarpe, rinvenute vicino al corpo di Elisa. Queste verranno presto confrontate con le suole di alcune calzature ritrovate all’interno della canonica. Importante sarà inoltre stabilire quando sono stati realmente effettuati i lavori di ristrutturazione (se prima o dopo la morte di Elisa) mediante l’analisi dei materiali di costruzione rinvenuti nel sottotetto. A questi e a tutti i successivi quesiti presto si cercherà di fornire risposte concrete.
