I morti meritano la retrocessione come le squadre di calcio? Crediamo di no. Eppure quelli siciliani restano sempre in serie B. Lo scriviamo con un accenno di polemica, ma in punta di penna, rispettando il dolore di tutti. Il minuto di silenzio sui campi di calcio in memoria delle vittime delle recenti alluvioni che hanno colpito Toscana e Liguria, andava rispettato. Era sacrosanto. Ma mentre calciatori, arbitri e pubblico sugli spalti onoravano le vittime, non abbiamo potuto fare a meno di ricordare la vergognosa decisione della Lega Calcio, che, due anni fa, a pochi giorni dalla strage di Giampilieri, ufficializzò il minuto di silenzio solo sui campi dove giocavano Palermo e Catania. Come a dire: i trentasette morti nell’alluvione che travolse la frazione di Messina, non riguardavano l’Italia intera, ma solo la Sicilia.
Soltanto dopo un’ondata di polemiche da parte di addetti ai lavori, istituzioni, tifosi e gente comune (memorabile il gesto dell’arbitro Rocchi di Firenze che fece spontaneamente osservare il silenzio), l’allora commissario straordinario della Lega, Giancarlo Abete, chiese ufficialmente scusa, assumendosi la responsabilità dell’incredibile “dimenticanza”. Il minuto di raccoglimento, lo ricordiamo, venne deciso solo per Bari-Catania e Palermo-Juventus con i calciatori delle squadre siciliane che portarono il lutto al braccio.
Giampilieri come una triste parentesi. Prima e dopo l’alluvione del 2009, infatti, tutti gli eventi tragici che hanno colpito il nostro Paese, dal terremoto in Abruzzo, alla frana di Sarno, fino al recente nubifragio di Genova sono stati simbolicamente commemorati sui campi di calcio. Messina no, forse trentasette morti e mille sfollati non erano abbastanza? Beffardo fu poi quel tentativo in extremis di rimediare al gesto vergognoso, decidendo per il minuto di raccoglimento prima delle partite Irlanda-Italia e Italia-Cipro, valide per le qualificazioni al Campionato del Mondo. Bel modo di lavarsi la coscienza. Che volete farci, le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia erano ancora lontane.
