Domenico Giardina

Un imprenditore che con l’aiuto di Cosa Nostra avrebbe cercato di ottenere il monopolio nel settore delle onoranze funebri è stato arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Caltanissetta con l’accusa di associazione mafiosa. Si tratta di Diego Calì, detto Dino, 57 anni, di San Cataldo. L’arresto costituisce la prosecuzione dell’operazione che due mesi fa portò all’arresto di altri 11 presunti affiliati allo stesso clan, bloccati nel corso di un summit di mafia mentre progettavano un omicidio. In quell’occasione, venne sequestrato un ingente quantitativo di armi e munizioni. Anche questa volta gli investigatori hanno scoperto un arsenale, nascosto all’interno di un frigorifero sotterrato sotto un ponte, composto da fucili a canne mozze, pistole e munizioni.

 

L’indagine aveva già portato all’arresto, per associazione mafiosa e porto e detenzione illegale di armi da fuoco, di Cosimo Di Forte, Patrizio Calabrò, Salvatore Lombardo, Calogero Ferrara, Gioacchino Mastrosimone, Salvatore Mastrosimone, Liborio Gianluca Pillitteri, Enzo Mancuso, Maria Indorato e Giuseppe Taverna, fermati nel dicembre scorso. Secondo gli investigatori "il gruppo criminale con a capo Di Forte aveva intenzione di compiere una serie di omicidi di esponenti di primo piano di Cosa Nostra di San Cataldo e Sommatino per prendere il controllo delle attività criminali nei due comuni e costituire un nuovo mandamento. Nel frigorifero sotterrato i carabinieri hanno trovato 3 fucili da caccia, una pistola calibro 8 un serbatoio per mitragliatore Kalashnikow, proiettili. Le indagini sono cominciate dopo l’omicidio di Salvatore Calì e l’agguato a Stefano Giuseppe Mosca, entrambi imprenditori nel settore delle onoranze funebri.

 

Il presunto capomafia di San Cataldo, Salvatore Calì, 59 anni, era stato ucciso il 27 dicembre del 2008 mentre usciva dalla sua agenzia di pompe funebri, in via Roma. I killer lo affrontarono sparandogli alla testa, al volto e al petto. Un delitto eccellente, così lo hanno definito gli investigatori, poiché da alcuni anni Salvatore Calì da alcuni sarebbe salito al vertice dello storico clan sancataldese da cui, secondo molti pentiti di mafia, dipende anche la zona di Caltanissetta. Era stato condannato a 9 anni di reclusione per associazione mafiosa e quando lo uccisero era stato scarcerato da poco tempo ed è probabile che stesse già riorganizzando la cosca. Il 28 novembre scorso i killer tornarono nel centro storico di San Cataldo, per uccidere Stefano Mosca, un altro imprenditore di pompe funebri nonché nipote di Salvatore Calì. L’uomo sfuggì ai sicari che entrarono nel suo negozio all’orario di chiusura, che comunque spararano ferendo la loro vittima designata.