Spetta un risarcimento anche a genero e nipoti di vittime di mafia. Questo il principio di diritto affermato dal Tribunale di Palermo in una recentissima sentenza depositata lo scorso 31 marzo, con la quale è stato condannato Pippo Calò al pagamento di € 77.200,00 in favore di Z.M e S.Z. rispettivamente genero e nipote della vittima.
Il Giudice ha accolto la tesi degli attori, difesi dal legale Salvatore Ferrara che avevano lamentato di aver subito danni dalla perdita del rapporto parentale del congiunto, vittima di un efferato omicidio di mafia.
In particolare il Tribunale ha sottolineato la "plurioffensività" degli omicidi di mafia. Nella fattispecie ha stabilito, inoltre, che "il danno non patrimoniale derivante dalla morte ex delicto, peraltro, non va riconosciuto ai prossimi congiunti della vittima unicamente in base al rapporto di parentela, ma anche per le condizioni personali ed ogni altra circostanza del caso concreto, che evidenzino un grave perturbamento dell’animo e della vita familiare per la perdita di un valido sostegno morale".
Da notare che all’epoca dei fatti, il nipote della vittima era in tenerissima età. "In questo caso – ha affermato Salvatore Ferrara – il Tribunale ha accolto la tesi difensiva secondo la quale l’uccisione del nonno rappresenta una perdita di chance affettiva, che privando il nipote di una autorevole figura di sostegno morale, ne condiziona in qualche modo lo sviluppo della personalità all’interno del primo corpo intermedio rappresentato dalla famiglia. Il che rileva ai sensi degli artt. 2, 29 e 30 della Carta Costituzionale. In casi del genere si pensi quanto possa essere condizionata la vita di un fanciullo il quale, negli anni che dovrebbero essere di maggiore spensieratezza, si trovi ad imbattersi non solo con il trauma dell’omicidio del congiunto ma anche con le periodiche commemorazioni che rievocano la tremenda ferita inferta alla propria famiglia dalla violenza mafiosa".
