"Vidi il colonnello Giuseppe De Donno uscire da casa di Vito Ciancimino, a Roma, nel periodo tra maggio e giugno del 1992, me lo ricordo bene perché fu circa un mese prima delle mie ferie a luglio. Non sapevo chi fosse inizialmente, ma lo riconobbi in una foto sulla stampa e pensai che fosse strano che un personaggio del genere visitasse l’ex sindaco di Palermo". Lo ha detto Giorgio Ghiron, ex legale di Vito Ciancimino, al processo a Mario Mori e Mauro Obinu per favoreggiamento alla mafia che si svolge davanti alla quarta sezione del Tribunale di Palermo. Il processo si è aperto con un minuto di raccoglimento per la scomparsa dell’avvocato Pietro Milio, deceduto nelle scorse settimane, che difendeva entrambi gli imputati. "Chiesi a Ciancimino di De Donno – ha proseguito Ghiron – e se conosceva anche il generale Mori. Lui mi raccontò una barzelletta sui carabinieri e poi mi rispose in siciliano ‘ognuno sape i cose sue’ (ognuno sa i fatti suoi). Su determinate cose, come queste, non rispondeva mai". "Il racconto di Ghiron confermerebbe, la versione fornita dal figlio di Vito, Massimo Ciancimino, sulla presunta trattativa tra Stato e mafia nel periodo delle stragi anche su altri punti.
"Nel 1992 – ha detto Ghiron, condannato in appello per riciclaggio assieme a Ciancimino jr – circa quattro giorni prima del suo arresto, Vito Ciancimino mi disse di fare istanza per il passaporto. Io gli risposi che aveva già una carta d’identità valida per l’espatrio e lui obiettò: ‘e se volessi andare in Africa?’ Visto che insisteva capii che c’era qualcosa dietro anche se non mi disse mai nulla a parte il fatto che potevo fare l’istanza perché così lui era stato consigliato". La difesa, rappresentata da Basilio Milio, figlio di Pietro, ha però obiettato che il passaporto riporta la data del 5 novembre, mentre Ghiron ricorda di averlo fatto tre giorni prima della cattura di Ciancimino, a metà dicembre. Ghiron ha anche detto che sempre tra maggio e giugno del 1992 aveva parlato con Massimo Ciancimino. "Mi riferì che premeva sul padre – ha puntualizzato – affinché passasse dall’altra parte e collaborasse con la giustizia ma senza riuscire nell’intento. In quel periodo Vito Ciancimino mi disse invece che aveva dei contatti per alleggerire la sua posizione, ma non mi rivelò mai con chi".
