Quarto giorno di camera di consiglio per i giudici del processo d’appello a Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il collegio giudicante, presieduto da Claudio Dall’Acqua, è in camera di consiglio da giovedì alle 13. Difficile fare previsioni sul giorno della sentenza. Il pg Antonino Gatto, al termine della requisitoria, ha chiesto per Dell’Utri la condanna a 11 anni di carcere. In primo grado il senatore era stato condannato a 9 anni di reclusione.
C’e’ un imputato fantasma al processo a Marcello Dell’Utri di cui non parla mai nessuno. Ma c’e’. Si chiama Gaetano Cina’, anzi si chiamava Gaetano Cina’, perche’ e’ morto il 28 febbraio del 2006 a 72 anni. Cina’, ritenuto vicino a Cosa nostra, era stato co-imputato del senatore Dell’Utri anche in primo grado, quando venne condannato a sette anni per associazione mafiosa, mentre il politico del Pdl venne condannato a nove anni di reclusione per concorso esterno in associaizone mafiosa. Quando inizio’ il processo di secondo grado, il 5 luglio di quattro anni fa, Cina’ era gia’ morto da alcuni mesi, ma i parenti hanno proseguito l’appello "per avere probabilmente la formula assolutoria", spiega il pg Antonino Gatto che ha rappresentato l’accusa nel processo. E mentre si attende la sentenza Dell’Utri, che potrebbe essere emessa da un momento all’altro, c’e’ un imputato che non avra’ alcun verdetto. Per lui, al termine della requisitoria, il rappresentante dell’accusa aveva chiesto il "non doversi procedere per la morte dell’imputato". Ma chi era Gaetano Cina’? Ufficialmente era titolare di una lavanderia, ma per i magistrati era un trait union tra Marcello Dell’Utri e Cosa nostra. Cina’ venne fermato nel luglio del 1996 con l’ accusa di associazione mafiosa. Un provvedimento motivato in 178 pagine, con il "pericolo di fuga". Secondo l’ accusa, sarebbe stato lui a svolgere il ruolo di "mediatore" fra Cosa nostra e l’ ex presidente di Publitalia Marcello Dell’ Utri. In uno degli interrogatori resi ai magistrati, dell’Utri, nel 1996 – da indagato per concorso esterno in associaozne mafiosa – aveva spiegato: "Con Gaetano Cina’ ho avuto ottimi rapporti. E una persona perbene, con la fedina penale pulita".
Ma per i magistrati della Procura di Palermo, Gaetano Cina’ non era affatto una "persona pulita". Il pentito di mafia Calogero, in un interrogatorio del 1996 aveva spiegato ai pm che il padre Raffaele "era molto contento" del rapporto con Dell’ Utri offerto da Cina’ perche’ diceva: "Da cosa nasce cosa". Secondo quanto ha dichiarato il pentito, Cina’ andava "due volte all’ anno" a Milano a riscuotere il "pizzo" da una societa’ del gruppo Fininvest che si occupava di spettacolo. All’ inizio il rapporto sarebbe stato gestito dai fratelli Ignazio e Giovambattista Pullara’ , e da Vittorio Mangano. Una circostanza che avrebbe fatto andare su tutte le furie il capo di Cosa nostra. Secondo i magistrati della Dda palermitana Cina’ era un "personaggio chiave". Interrogato nel 1996 ‘Tanino’ Cina’, come veniva chiamato anche dallo stesso Dell’Utri, il commerciante ammise parentele e amicizie con alcuni nomi ai vertici di Cosa nostra, tra cui Mimmo Teresi, braccio destro di Stefano Bontade. Gaetano ‘Tanino’ Cina’ e Marcello Dell’Utri si conobbero alla ‘Bagicalupo’, la squadra di calcio palermitana frquentata da molti ragazzini anche della Palermo-bene. "Risale ad allora la mia grande amicizia con Dell’Utri, che per me e’ come un figlio". Mentre negava i rapporti con Vittorio Mangano, lo ‘stalliere’ di Arcore. Il primo luglio del 1996, interrogato dai pm di Palermo, Dell’Utri ammise: "Io non sapevo che Cina’ e Mangano fossero uomini d’onore. Anzi, per quanto riguarda Cina’ non sono a tutt’oggi convinto che egli possa essere un uomo d’onore. Sono molto legato da grande amicizia a Cina’, pertanto non ho difficolta’ ad ammettere che l’ho frequentato fino a tempi recentissimo, potrei dire che lo frequento ancora oggi".
Secondo i magistrati di Palermo Gaetano ‘Tantino’ Cina’ avrebbe partecipato anche al presunto incontro alla Edilnord di palermo tra il 1974 e il 1975 e a cui, come racconta il pentito Francesco Di Carlo avrebbero partecipato i boss mafiosi Mimmo Teresi e Stefano Bontade, oltre a Marcello Dell’Utri e Silviop Berlusconi. "Li’ c’era ad aspettarci Marcello dell’Utri – racconta il pentito – Dopo circa mezz’ora arrivo’ un uomo di 35/40 anni, di media statura che io fino a quel momento non avevo mai visto prima e che mi venne presentato come il ‘dottor Silvio Berlusconi’. La discussione inizio’ quasi subito, ma in definitiva era lui che parlava. Temeva un sequestro di persona ai suoi danni o nei confronti di qualcuno della sua famiglia. Bontade lo tranquillizzo’ subito: ‘Lei non ha problemi di sorta, lei e’ in una botta di ferro. Con Marecello accanto deve stare sereno, Marcello si rivolge a noi e noi siamo sempre a disposizione’". Ma l’incontro e’ sempre stato negato sia da Dell’Utri che dal Premier Silvio Berlusconi. E oltre a Di Carlo, gli altri sono tutti morti, cioe’ i boss Stefano Bontade, Mimmo Teresi e Gaetano Cina’.
