Annalisa Ricciardi

Recepire la legge 328, riformare il sistema sociosanitario e favorire lo sviluppo di nuova occupazione. Un rilancio delle pensioni in tre mosse proposto oggi all’Astoria Palace di Palermo in via Montepellegrino, nel corso del direttivo regionale della Fnp Sicilia.

 

“Nella nostra Regione non è stata recepita la legge 328 del 2000 che prevede un sistema integrato di servizi socio-sanitari”, ha detto Carmelo Raffa, segretario generale della Cisl Fnp Sicilia, “con la conseguente mancanza di protezione sociale per gli anziani dell’Isola, che conta una massa critica di 170 mila non autosufficienti. A Palermo, inoltre, manca del tutto l’assistenza domiciliare, non soltanto quella integrata”.

 

Un dato su tutti: un malato cronico in ospedale costa alle casse pubbliche 800 euro al giorno, se fosse assistito a casa ne costerebbe appena 70. “Non si possono bruciare le risorse, serve un sostegno alle famiglie e l’integrazione socio-sanitaria”, ha precisato Maurizio Bernava, segretario generale della Usr Cisl Sicilia. Che ha proseguito: “Spesso una famiglia di pensionati si trova a dover dare sostegno anche a figli e nipoti, questa è una battaglia sociale forte”.

 

Secondo Sergio D’Antoni, responsabile per le politiche del Mezzogiorno del Pd, presente al convegno, le questioni da mettere in evidenza sono tre. “La prima è di carattere generale e riguarda lo sviluppo di nuova occupazione”, ha spiegato a SiciliaInformazioni, “in un sistema fondato sulla solidarietà tra generazioni se c’è un basso livello occupazionale tra i giovani ciò si ripercuote sulle pensioni”.

 

Il secondo punto riguarda i servizi sociali che negli ultimi anni in Sicilia sono stati trascurati. “Accanto al mancato recepimento della 328 da parte della Regione ci sono i Comuni che tagliano le spese sociali”, ha precisato D’Antoni, che per anni è stato segretario generale della Cisl. “Infine, il terzo elemento è la povertà, in aumento nell’Isola, che colpisce maggiormente famiglie numerose e pensionati: fatta la fallimentare esperienza della social card, oggi serve un provvedimento serio per il 30% di famiglie siciliane che si trovano sotto il livello di povertà”.

 

I numeri parlano chiaro: la povertà relativa (ovvero al di sotto della soglia di reddito di 900 euro al mese) investe una famiglia su tre e quella assoluta una famiglia su dieci. “La più alta d’Italia”, ha ricordato Raffa. Anche in termini di povertà assoluta il dato peggiore riguarda la Sicilia, con il 5,8% contro il 4,1% sul territorio nazionale ed una soglia mensile di 538,92 euro. Il livello di povertà, inoltre, aumenta con il crescere dei componenti del nucleo familiare e in presenza di soggetti anziani.

 

E per sensibilizzare l’opinione pubblica è in programma in primavera una petizione, che la Cisl ha intenzione di lanciare assieme alle altre sigle sindacali se non dovesse, nel frattempo, essere recepita la legge 328. “È importante risvegliare le coscienze, la gente comune deve essere informata”, conclude Raffa, “per questo siamo pronti ad una petizione popolare che coinvolga tutta l’Isola”.