Alessio Ferlazzo

Un lunghissimo applauso ha accompagnato l’uscita dalla Cattedrale di Palermo del feretro dell’avvocato Enzo Fragalà, morto alcuni giorni dopo essere stato aggredito a colpi di bastone. Oltre 2000 persone hanno assistito alle esequie, tanto da rendere necessaria l’installazione di un maxi schermo per consentire a tutti di assistere al funerale. La bara, portata a spalla dai colleghi del legale, era ricoperta dal tricolore e dalla toga indossata in una vita trascorsa nelle aule di giustizia. Decine di bandiere italiane, ma anche quelle di Alleanza Nazionale, partito in cui il penalista ha militato, sono state sventolate davanti la Cattedrale. La bara sarà inumanata nel cimitero di Catania, città dove Fragalà era nato il 3 agosto 1948. 

 

Durante i funerali parole dure dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Paolo Romeo. "Perché tanta violenza? Rimaniamo senza parole considerando la brutalità del fatto e l’accanimento

 

dell’aggressore, che, non ha lesinato, a sprangate, di scagliare una inaudita violenza sul penalista di cui oggi noi tutti piangiamo la scomparsa". L’arcivescovo ha parlato di un "silenzio che viene squarciato dal pianto".

 

"Un silenzio – ha sottolineato – che non può non farci chiedere il perché di tanta violenza. E soprattutto non può impedirci di pretendere che il vile assassino, o quanti stanno dietro a tanta efferatezza, sia consegnato alla giustizia, quella stessa nella quale Fragalà ha creduto e per la quale ha speso le sue migliori energie".

 

"Un omicidio così efferato – ha concluso mons. Romeo – appare generato entro il contesto di un pericolosissimo decadimento civile e morale. Si nutre di un clima in cui, malgrado i lodevoli traguardi raggiunti nella lotta alla criminalità organizzata, si continua a respirare sopraffazione e violenza con la persistente tentazione a degenerare nelle forme della giustizia privata e della prevaricazione".

 

"Non parla la seconda carica dello Stato, parla Renato Schifani il collega di Enzo Fragalà". Con commozione il presidente del Senato ha preso la parola ai funerali dell’avvocato assassinato a Palermo. Schifani ha ricordato "il mondo che dividevamo con Enzo, un mondo caratterizzato da garantismo, giustizia, legalità". Con la voce interrotta dall’emozione, Schifani ha continuato: "Enzo ci mancherà. Si pentano di quello che hanno commesso". Nel ringraziare tutti gli avvocati, il presidente del Senato ha detto "non lasciatevi intimidire da gesti così barbari. Non sarà questo a farci retrocedere". Poi, ricordando una parola frequentemente usata da Fragalà, "complimenti", Schifani ha concluso dicendo che "questa volta sono io a farti i complimenti, tragicamente".

 

"Anche a nome della comunità politica a cui appartenevi ti dico: Enzo resterai per sempre nei nostri cuori". Molto commosso, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha ricordato, durante le esequie la figura di Enzo Fragalà, il penalista ucciso a Palermo. "E’ molto difficile – ha aggiunto – trovare le parole per esprimere lo sdegno e l’orrore di tutti noi che siamo inorriditi nell’apprendere di questo barbaro agguato". "Enzo – ha proseguito – non era solo un grande avvocato ma un parlamentare stimato da tutti, che credeva nell’amore per la patria, per la famiglia e nella dedizione alla legge. Credeva nei suoi valori ma rispettava le ragioni degli altri. Ha sempre rifuggito la violenza".

 

"Sbaglia chi dice di avere paura. Noi, come avrebbe fatto Enzo, reagiremo con forza e con orgoglio contro un gesto vile che ha voluto colpire i valori della legalità e della democrazia". E’ uno dei passaggi dell’intervento letto, durante i funerali del penalista Enzo Fragalà, dal presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati palermitani, Enrico Sanseverino.

 

Decine di avvocati palermitani si sono radunati nella piazza della Memoria, dietro al palazzo di Giustizia, rispondendo all’appello lanciato dal Consiglio dell’Ordine, nei giorni scorsi, per partecipare a un’assemblea e discutere di eventuali iniziative da prendere dopo la brutale aggressione costata la vita al penalista Enzo Fragalà. Nel corso dell’assemblea che sta per cominciare, i difensori chiederanno, tra l’altro, che il nome della vittima venga aggiunto tra quelli dei magistrati assassinati dalla mafia scritti sui gradini che circondano la piazza.