Ignazio Panzica

Venerdì 6 novembre, ci sarà lo sciopero generale cittadino dei lavoratori del settore spettacolo contro i drastici tagli del Comune di Palermo alle spese per le attività culturali. La manifestazione, indetta da Cgil-Cisl-Uil, è contro la scelta compiuta dalla Giunta Cammarata, nell’ambito della manovra finanziaria di variazione per il riequilibrio dei conti di bilancio, di concentrare il grosso dei tagli soprattutto a danno dei teatri della città.

 

In quella seduta del Consiglio comunale dello scorso mercoledì 28, tra l’altro, a maggioranza (Pdl e Udc), era stato bocciato pure un emendamento dell’Mpa (a firma D’Arrigo e Russo), che ipotizzava di poter ridurre l’entità dei tagli specialmente nei confronti del Teatro Biondo e dell’attività della sua Compagnia.

 

Non a caso, il corteo di protesta, partirà proprio dalla sede del Teatro Stabile palermitano di via Roma e, costeggiando il teatro Politeama ed il teatro Massimo, si concluderà a Piazza Pretoria, davanti il Municipio.

 

È desolata e furente Angela Biondi, leader della Cgil del settore spettacolo, nel leggere l’entità complessiva del taglio finale alla spesa culturale a Palermo e contro i teatri: 16 milioni e 780mila euro. “Constato che questo taglio indiscriminato non segue palesemente alcun criterio preciso – accusa l’esponente della Cgil – se non quello di voler mettere letteralmente in ginocchio il Teatro Biondo. Rischiando prima, di pregiudicarne una parte dell’attività, ed in prospettiva persino l’esistenza. Non si governa, così, a spanne, specie riducendo ancor di più la vita culturale della città”.

 

“La gravità di questi tagli è tale che provocherà una perdita significativa di posti di lavoro – accusa Angela Biondi – con una grave ricaduta occupazionale in un settore dove vige un alta professionalità e specializzazione artistica: professori d’orchestra, danzatori, attori, scenografi, macchinisti di palcoscenico, sartoria teatrale, tecnici luci, etc. Risorse professionali della cultura cittadina, figlie di una tradizione professionale costruita in lunghissimi anni di attività ed esperienza. Un disastro, dagli effetti così profondi, da menomare la vita culturale e l’immagine della stessa città”.

 

“Non si può far pagare ai lavoratori ed alle istituzioni culturali cittadine – conclude la Biondi – i buchi di bilancio milionari conseguenti alle scellerate gestioni delle aziende dei servizi controllate dal Comune”.

 

Per questo Cgil-Cisl-Uil, al centro dello sciopero cittadino di venerdì 6 novembre, porranno la richiesta che il Consiglio comunale, in occasione della prossima sessione per l’approvazione dell’assestamento di bilancio, entro il 30 novembre, intervenga per ripristinati i fondi per le istituzioni culturali, così selvaggiamente tagliati.