Enzo Bonsangue

Giuseppe Alongi, il 37enne ucciso domenica a Bagheria a coltellate dal cognato, e’ morto perche’ il suo cane ha abbaiato contro l’assassino. E’ l’agghiacciante retroscena emerso dalle indagini, condotte dal commissariato di Bagheria e coordinate dal pm di turno Sergio Demontis. In carcere, per concorso in omicidio, sono finiti tre uomini: Pietro Ferrito, 55 anni, e i due figli Giampiero di 29 e Rosario di 21 anni, rispettivamente padre e fratelli della convivente della vittima.

 

Indagini rese difficili da un "muro di omerta’ edificato da tutti i componenti della famiglia, spiegano gli stessi investigatori. Ma dopo neanche quarantotto ore dall’omicidio le indagini hanno svelato i futili motivi che hanno portato all’uccisione di Alongi. A dare l’allarme alla polizia e’ stato il medico di guardia del pronto soccorso dell’ospedale ‘Buccheri La Ferla’ di Palermo. Poco prima un uomo, accompagnato dalla sua compagna, si era presentato in ospedale con ferito di arma da taglio alla testa e alla gola.

 

In poco tempo i poliziotti sono risaliti al fatto di sangue avvenuto in contrada Lo Monaco. Nel frattempo Giuseppe Alongi e’ morto a causa delle profonde ferite riportate. Come ricostruito dagli agenti della squadra mobile del commissariato, la vittima e i suoi aggressori, che serbavano rancore da molto tempo, si sono incontrati per caso al battesimo del figlio di uno dei due aggressori.

 

Da qui e’ scaturita l’ennesima discussione causata dal cagnolino di Alongi che aveva inveito contro Ferrito. Ad un certo punto qualcuno, sembra Rosario Ferrito, avrebbe estratto un coltello e avrebbe accoltellato alla gola e alla testa il cognato. Padre e i due figli sono adesso rinchiusi nel carcere Ucciardone di Palermo.