Giulio Giallombardo

Sono barricati dal 23 febbraio scorso, con tanto di sacchi a pelo, sul campanile e sulla terrazza della chiesa di San Saverio a Palermo e non hanno intenzione di scendere prima di aver ottenuto risultati concreti. È la protesta dei 33 ex dipendenti del Telefono Azzurro a cui non è stato rinnovato il contratto, scaduto lo scorso 31 dicembre.

 

Si tratta di 31 donne e due uomini, tutti trentenni. Un team di psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti e giuristi del servizio “114 Emergenza Infanzia” che sono stati sostituiti, dall’inizio dell’anno, da volontari del servizio civile, nonostante il ministero per le Pari opportunità abbia concesso una proroga della convenzione stipulata con Telefono Azzurro fino al 30 aprile.

 

Così, da settimane, si sono mobilitati in difesa degli operatori licenziati, sindacati, partiti politici ed istituzioni. A tal proposito, gli operatori fanno sapere che domani è atteso un probabile tavolo tecnico a Roma, alla presenza dei sindacati e del presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo.

 

Manifestazioni di solidarietà anche dal mondo della scuola. Gli studenti delle scuole superiori palermitane, hanno organizzato per oggi un corteo per i diritti del bambino, con partenza alle 18 da piazza Bologni fino alla chiesa di San Saverio, occupata dai lavoratori, passando davanti all’Ospedale dei bambini. Al San Saverio è prevista una fiaccolata conclusiva. Alla manifestazione parteciperanno anche psicologi, pedagogisti ed operatori Asl. Hanno dato già l’adesione tutte le diocesi della città. Inoltre, la Comunità di San Francesco Saverio, ha dato il via ad una raccolta firme a sostegno della protesta degli operatori. Prevista anche una veglia di solidarietà, venerdì 5 marzo alle 21, presso la stessa chiesa di San Saverio.

 

I professionisti del 114 puntano il dito contro la scarsa formazione dei volontari che hanno preso il loro posto, chiamati a svolgere un lavoro delicato e che richiede anni di esperienza. “Quando ci si trova in linea con un minore che segnala un abuso, – spiega al telefono Tiziana Salvo, una delle psicologhe sostituite – bisogna sapere come fronteggiare l’emergenza e questo lo si apprende con anni di esperienza, non con poche settimane di formazione, tra l’altro, molti dei volontari hanno soltanto un diploma”.