Giulio Giallombardo

"In 18 mesi sono stati sequestrati alle mafie 12 mila beni per un valore complessivo di 7 miliardi di euro e confiscati 3.800 per un valore di due miliardi di euro. Questo dimostra che l’aggressione ai patrimoni delle cosche è una priorità. Resta il problema di gestire i beni sottratti ai clan e passare in tempi brevi dal sequestro e dalla confisca al pieno utilizzo a fini istituzionali e sociali".

 

Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni intervenendo, a Palermo, alla cerimonia di consegna di una villa confiscata ai costruttori mafiosi Sansone all’Ordine dei giornalisti di Sicilia. "Crediamo che gli assetti problematici della gestione dei beni – ha aggiunto – possano essere risolti grazie all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati recentemente istituita. La prossima settimana andrò a Reggio Calabria, sede dell’Agenzia. Sono certo che sarà uno strumento utile". "Voglio ricordare – ha concluso – che il nostro modello legislativo in materia di misure patrimoniali contro la mafia è apprezzato e studiato in molti Paesi europei".

  

"La sottrazione dei beni alla mafia – ha proseguito Maroni –  ha un duplice valore: simbolico, perché dà ai cittadini il segnale che lo Stato va fino in fondo e concreto perché sottrae risorse economiche ai clan che hanno bisogno di denaro per governare l’Antistato".

 

"Da quando la competenza sull’affidamento dei beni confiscati alla mafia è passata dall’agenzia del demanio ai prefetti – ha continuato Maroni –  le cose sono radicalmente cambiate. Basta pensare che da agosto ad oggi il prefetto di Palermo ha fatto 78 provvedimenti di affidamento per 95 beni, contro i 54 per 7 beni dei primi mesi del 2009 dell’agenzia". 

 

 

La villa confiscata è immersa nel verde del complesso residenziale in cui trascorse gli ultimi tempi della latitanza il boss Totò Riina, che venne arrestato a pochi metri dalla nuova sede dell’ordine. "Questa diventerà la nostra casa – ha detto il presidente dell’ordine regionale Franco Nicastro che ha ringraziato il ministro e ha voluto ricordare i tanti giornalisti morti nell’adempimento del proprio dovere – questo posto sarà un presidio di legalità e un luogo di recupero della memoria". Alla cerimonia hanno partecipato anche il capo della polizia Antonio Manganelli, il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Lorenzo del Boca, esponenti delle forze dell’ordine e il sindaco di Palermo Diego Cammarata.

 

ESPORTARE MODELLO DI CONTRASTO PALERMITANO. Esportare il "modello Palermo" nella lotta a Cosa nostra e nell’aggressione ai patrimoni dei boss e nella loro assegnazione perché sia d’esempio: è la proposta del ministro dell’Interno. Dopo la cerimonia, Maroni ha incontrato, in prefettura, oltre al prefetto Giancarlo Trevisone, il capo della polizia Antonio Manganelli, magistrati e i vertici delle forze dell’ordine.

 

"Quella dei magistrati palermitani – ha spiegato – è un’eccellente prassi di contrasto alla criminalità organizzata anche per quanto concerne le misure patrimoniali ed è importante che venga esportata alla commissione nazionale per i sequestri e le confische". Maroni ha anche annunciato la costituzione, a Palermo, di un Tavolo permanente che servirà da occasione per fare il punto sulla lotta alla mafia. "Ho intenzione – ha concluso – di ripetere periodicamente incontri come questo come già facciamo a Bari, Caserta e Reggio Calabria".

 

MICROCRIMINALITA’ IN CALO NEL CAPOLUOGO SICILIANO. Calano le rapine e i furti a Palermo e provincia. Lo ha detto il ministro dell’Interno, al termine di un incontro che si è svolto in prefettura dopo la cerimonia. "L’andamento della microcriminalità – ha detto Maroni – nel 2009 è in forte riduzione, segno che anche su questo fronte il governo sta facendo bene". Secondo i dati forniti dalle forze dell’ordine, le rapine, nel 2009, sono state 1256 contro le 1936 dell’anno precedente: in calo anche i furti, passati da 29.275 del 2008 ai 23.609 dell’anno scorso. Nella Provincia sono stati 44.555 i reati commessi.