Silvia Andretti

Che coincidenza. Al DocPoint di Helsinki, uno dei più importanti festival europei del documentario, trionfa il film “Loro della munnizza” e, come per magia, Palermo si trova nuovamente sepolta in un mare di rifiuti. Poi non dite che i siciliani non sanno come farsi pubblicità.

Sembra che nella civilissima Finlandia, dove gli inceneritori non esistono e la munnizza si vede solo al cinema, tutti vogliano sapere che cosa accade a Palermo.  “Vedere la sala piena per il documentario sui rifiuti mi ha lasciata di stucco – racconta Elisa A., siciliana che vive nella capitale finlandese -  Qui a Helsinki sono tutti molto interessati alla spazzatura palermitana”.

Il pluripremiato lungometraggio, realizzato nel 2010 e presentato con successo all’undicesima edizione dell’Helsinki Documentary Film Festival appena conclusa, racconta le vite dei “cenciaioli” di Palermo che da generazioni riciclano materiali raccolti dalla spazzatura. Nel 2009, con la crisi della gestione del ciclo dei rifiuti, la proclamazione dello stato d’emergenza ha reso fuori legge chiunque venga sorpreso a trasportare immondizia. Ma senza fare distinzione tra inquinatori e professionisti del riciclo.

Come mai i finlandesi, all’avanguardia in Europa per metodi di raccolta e di trasformazione dei rifiuti, si interessano tanto a ciò che accade all’estremo sud del continente?  “Qui il tema spazzatura è di moda – spiega Elisa – L’ultima frontiera è la munnizza e giocarci fa sentire tutti più artisti”.

 

Ma c’è anche chi, a fine proiezione, si mostra particolarmente commosso: “una signora finlandese sembrava molto toccata dal film e, appreso che sono siciliana, non smetteva di chiedermi se la situazione è ancora la stessa”. Basta sfogliare le pagine dei quotidiani in questi giorni per avere conferma del fatto che sì, la situazione è sempre la stessa, anche se c’è ancora chi si ostina a chiamarla "emergenza".

Nella presentazione del documentario (il cui titolo è stato tradotto in "Your garbage is their gold"), il finlandese Tapio Reinekoski interpreta il sentimento dei suoi connazionali chiedendosi come sia possibile che, nelle discariche cittadine, nessuno smaltisca quel “lago di melma tossica di cui non si conoscono le ripercussioni ambientali”, con evidente riferimento all’inchiesta sul percolato che ha contaminato i pozzi delle falde di Bellolampo. Indagine che, come si ricorderà, coinvolge l’ex sindaco Diego Cammarata.

Ancora più incredibile, agli occhi dei cittadini nord-europei, il fatto che questo disastro non sia provocato dalla mafia ma da un’amministrazione “avida e corrotta”.  La conclusione di Reinekoski è severa: “L’Amia ha trasformato i rifiuti della città in una enorme, indistinta montagna. Palermo sprofonda nella spazzatura ma i cenciaioli che riciclano vengono arrestati. Il film pone apertamente la questione: di chi è in realtà l’oro della munnizza?”.

 

E se lo hanno capito i finlandesi…